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Oscar, la vittoria di Green Book

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Tre premi pesanti al film di Peter Farrelly. Tre statuette anche a Roma e ben 4 a Bohemian Rhapsody

25 febbraio 2019

Una notte nel segno di Green Book, di Roma e di Bohemian Rhapsody, i tre film usciti con maggior soddisfazioni dalla serata di premiazione degli Oscar, edizione numero 91. Lo confessiamo, il premio come miglior film a Green Book ci ha sorpreso e allietato al tempo stesso. Sarà che in genere, e soprattutto negli ultimi anni, ci è sembrato che le scelte fossero – come è sempre accaduto, intendiamoci – dovute a considerazioni anche extra cinematografiche (e così il “piccolo” Moonlight scandalosamente preferito a un film che resterà nella storia come La La Land, e lo scorso anno il “facile” La forma dell’acqua preferito a un film di grandissima intensità emotiva come il commovente e ben scritto Tre manifesti a Ebbing, Missouri). Ma eravamo certi che, tra tanti film comunque portatori di un “messaggio” forte, soprattutto nella contrapposizione di Hollywood alla presidenza Trump il messicano Roma fosse imbattibile. Ma pur riconoscendo i meriti del film di Alfonso Cuarón, preferiamo opere magari meno perfette esteticamente (miglior regia e fotografia stanno bene per Roma, oltre al premio come miglior film straniero: personalmente abbiamo amato di più Opera senza autore, ma non ci facevamo illusioni…) ma più coinvolgenti, come appunto Green Book. Ci piace il cinema-cinema, mentre sospettiamo un po’ quando un regista (pur un fuoriclasse come Cuarón, di cui personalmente abbiamo amato di più I figli degli uomini e Gravity) “capolavora”, secondo un’espressione cara al grande critico Tullio Kezich; magari proprio per vincere nei festival e nelle cerimonie di premi importanti.

Se poi ci mettiamo la controversia con Netflix, non possiamo che gioire perché il piano abbia funzionato solo in parte. Netflix ha acquisito i diritti di distribuzione (certo colpa anche della miopia delle case cinematografiche americane classiche) per portarlo in esclusiva con la sua piattaforma sugli schermi casalinghi – merito di Cuarón se c’è stata una distribuzione nei cinema, ma molto limitata – e per usare questo film in particolare nell’ambito della più che evidente guerra a Hollywood e al sistema della sala cinematografiche, per l’evidente fine di abbatterlo. E c’è chi ancora non vuole vederla, questa guerra… Per fortuna grazie all’Oscar ancora più persone vedranno al cinema Green Book. Non sul divano di casa, come vorrebbero costringerci i boss della piattaforma (al di là della finestra-sala magnanimamente concessa a pochi cinema in pochi paesi, e solo per i film che decidono loro: la maggior parte non può uscire nei cinema), che non hanno lesinato in spese multimilionarie e in strategie raffinate. Come l’assunzione della scaltra e abile Lisa Taback, a lungo collaboratrice per Harvey Weinstein nelle sue celebri campagne Oscar negli anni 90 (fu merito, o colpa, loro per esempio la vittoria di Shakespeare in Love contro Salvate il soldato Ryan…) e poi in proprio, e da poco assunta a tempo indeterminato da Netflix. La guerra con il mondo della sala cinematografica continuerà, e potete esserne certi. Anche cercando di venire a patti, proponendo soluzioni di apparente conciliazione. Ma per Netflix, indebitata fino al collo, è vitale fare bingo e spazzare via più concorrenti (sale cinematografiche) possibile, dal momento che le sue entrate sono costituite dagli abbonamenti. Quanto a Green Book, la soddisfazione è anche vedere un ragazzaccio come Peter Farrelly che batte un maestro del cinema: una sorpresa che ci procura un pizzico di sano compiacimento. La realtà è sempre sorprendente, e a ognuno deve essere consentito – se ovviamente fa qualcosa di bello, com’è Green Book – uscire dalla “gabbia” in cui viene catalogato. Se uno fa film demenziali, come in genere il buon Farrelly in coppia con il fratello Bobby (Scemo & più scemo e relativo sequel, Tutti pazzi per Mary), deve per forza farli tutta la vita, e non essere considerato all’altezza di fare altro? Da stanotte la risposta pare chiara.

Altre considerazioni sparse. Come spesso accade, tra gli interpreti c’era tanto da scegliere, e quindi le scelte possono scontentare qualcuno. Tra i protagonisti, ci stanno bene le vittorie di Rami Malek, coinvolgente Freddie Mercury in Bohemian Rhapsody (che con altre tre premi “tecnici” porta a casa ben 4 premi: un bel successo che completa i trionfi ottenuti da questo film nei cinema di tutto il mondo) e di Olivia Colman in La favorita. Personalmente avremmo preferito tra gli uomini Christian Bale (clamorosa la sua interpretazione di Cheeney in Vice, ma lui è così bravo che vincerà sicuramente altre volte) e Viggo Mortensen in Green Book (a nostro parere la sua miglior prova); mentre tra le donne Glenn Close (sconfitta per la settima volta…) in The Wife avrebbe meritato altrettanto. Più che altro lamentiamo ancora l’assenza di Emma Thompson per Il verdetto (imparagonabile l’esordiente/dilettante Yalitza Aparicio in Roma alla prova della grande attrice inglese; e forse anche la pur brava Lady Gaga, che si può accontentare dell’Oscar per la miglior canzone per A Star is Born). Bene anche i non protagonisti Mahershala Ali per Green Book (al suo secondo premio dopo Moonlight: quel premio fu incomprensibile, il suo personaggio spariva dopo mezz’ora e c’erano interpretazioni più memorabili) e Regina King per Se la strada potesse parlare, anche se le nostre preferenze andavano a Richard E. Grant per Copia originale e alla superba Amy Adams (altra attrice sempre sconfitta, a fronte di 6 nomination…) per Vice.

Se poi Green Book è un ottimo premio per la sceneggiatura originale, quelle non originali vedevano una serie di film che proprio sulla scrittura ci sembravano tutte zoppicanti: ha prevalso BlacKkKlansman di Spike Lee, e non è uno scandalo. Infine, sul fronte animazione, grande soddisfazione per Spider-Man: Un nuovo universo. Non c’era proprio gara in questo ambito.

OSCAR 2019: TUTTI I VINCITORI

Miglior film: Green Book di Peter Farrelly

Miglior regia: Alfonso Cuarón per Roma

Miglior attrice protagonista: Olivia Colman per La favorita

Miglior attore protagonista: Rami Malek per Bohemian Rhapsody

Miglior attrice non protagonista: Regina King per Se la strada potesse parlare

Miglior attore non protagonista:Mahershala Ali per Green Book

Miglior film in lingua straniera: Roma (Messico) di Alfonso Cuarón

Miglior canzone originale: “Shallow” di Lady Gaga in A Star Is Born

Miglior colonna sonora originale: Ludwig Goransson per Black Panther

Miglior sceneggiatura non originale: Charlie Wachtel, David Rabinowitz, Kevin Willmott e Spike Lee per BlacKkKlansman

Miglior sceneggiatura originale: Nick Vallelonga, Brian Currie e Peter Farrelly per Green Book

Migliori effetti visivi: Paul Lambert, Ian Hunter, Tristan Myles e J.D. Schwalm per First Man – Il primo uomo

Miglior film d’animazione: Spider-Man: Un nuovo universo di Bob Persichetti, Peter Ramsey e Rodney Rothman

Miglior montaggio: John Ottman per Bohemian Rhapsody

Miglior sonoro: Paul Massey, Tim Cavagin e John Casali per Bohemian Rhapsody

Miglior montaggio sonoro: John Warhurst e Nina Hartstone per Bohemian Rhapsody

Miglior fotografia: Alfonso Cuarón per Roma

Miglior trucco e acconciatura: Greg Cannom, Kate Biscoe e Patricia DeHaney per Vice – L’uomo nell’ombra

Miglior scenografia: Hannah Beachler e Jay Hart per Black Panther

Migliori costumi: Ruth Carter per Black Panther                        

Miglior cortometraggio: Skin di Guy Nattiv

Miglior cortometraggio documentario: Period. End of sentence di Rayka Zehtabchi

Miglior cortometraggio di animazione: Bao di Domee Shi

Miglior documentario: Free Solo di Elizabeth Chai Vasarhelyi e Jimmy Chin

 

Il trailer di Green Book (tre premi Oscar, tra cui miglior film dell’anno)

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La redazione di Viva il Cinema!

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