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Mia e il leone bianco

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Produttivamente è un esperimento molto interessante: il leone è reale, non realizzato al computer o ripreso da solo e poi inserito con effetti speciali a interagire con gli umani

L’amicizia tra una ragazzina inglese, che vive in Sudafrica con la sua famiglia, e un cucciolo di leoncino, tra scoperte e pericoli

Per Mia l’adattamento alla nuova realtà, in Sudafrica dove il padre ha portato tutta la famiglia da Londra dove vivevano in precedenza per il sogno di realizzare un allevamento di animali selvaggi aperto ai turisti, non è affatto facile. Le mancano gli amici, non si ambienta nella nuova realtà, neanche la bellezza dei panorami la tocca. E quando il padre regala a lei e al fratello un cucciolo di leoncino bianco, reagisce con indifferenza se non aggressività. Ma Charlie – questo il nome poi dato al cucciolo – saprà fare breccia nel suo cuore. E i due diventeranno inseparabili, crescendo insieme. Poi diventato troppo grande, il leone per il padre – che teme che risulti pericoloso per i figli – è ormai un problema. O forse nasconde qualcosa, dietro gli incontri con uno strano “amico” dall’aria poco rassicurante? Mia si assumerà il compito di proteggere e mettere in salvo il suo amico Charlie.

Girato per tre anni nella riserva naturale Welgedacht in Sudafrica (a 40 chilometri da Pretoria), Mia e il leone bianco produttivamente è un esperimento molto interessante: il leone è reale, non realizzato al computer o ripreso da solo e poi inserito con effetti speciali a interagire con gli umani (c’è dietro la collaborazione con Kevin Richardson, zoologo esperto di leoni); e davvero Mia e Charlie – o meglio la giovanissima Daniah De Villiers e il leone che di nome fa Thor e che “interpreta” Charlie… – sono cresciuti insieme, con le riprese che li hanno seguiti nel tempo (in genere, si cambiano gli attori ma soprattutto gli animali e si gira tutto in poche settimane). Dal punto di vista narrativo, ha invece molti limiti. Se era interessante il tema del rapporto tra un padre benintenzionato  che però si trova a comportarsi male e una figlia che lo adora ma si sente tradita (la madre, per quanto interpretata dalla star Melanie Laurent, e il fratello rimangono un passo indietro), lo sviluppo è abbastanza piatto. Ma tutti i passaggi “psicologici” sono descritti frettolosamente (la ragazzina prima è capricciosa e incostante, poi all’improvviso fa amicizia con il cucciolo di leone che prima respingeva, poi diventano inseparabili), in un accumulo di episodi anche poco significativi in cui l’aspetto della diluizione delle riprese, se è affascinante per la crescita di Mia (e del fratello) e di Charlie “al naturale”, deve aver soffocato la storia, che è ridotta all’osso. E gli spettatori, o meglio gli adulti accompagnatori, troveranno mal disegnati certi personaggi (il cattivo, lo stesso padre, la domestica di colore), bruschi troppi  passaggi e smaccati i tentativi di far commuovere o indignare a comando (si vendono animali per il divertimento di cacciatori senza scrupoli). Tra i lati positivi, la spontaneità della protagonista (la giovane Daniah De Villiers), mentre l’attore che interpreta il padre (Langley Kirkwood) è parecchio legnoso.

Detto questo, il film si rivolge innanzi tutto a bambini e ragazzi, e per loro la storia di questa bella e sorprendente amicizia può funzionare. Il messaggio di rispetto per animali e contesto naturale è inoltre sicuramente apprezzabile. Quanto ai panorami mozzafiato, su grande schermo valgono davvero il prezzo del biglietto (il cinema, tra i tanti pregi, ha quello di far scoprire queste bellezze: quanti si possono permettere di vedere da vicino certi posti?). Ma come film per famiglie, non era impossibile usare qualche sottigliezza in più e qualche dialogo altisonante in meno («non rinunciare al tuo sogno», «possiamo cambiare il mondo….»). E realizzare una parte finale meno concitata e arruffona. Male non avrebbe fatto, anzi.

Antonio Autieri

EXTRA

Charlie ha 8 mesi

• Il film è stato girato durante un periodo di tre anni: un arco di tempo abbastanza lungo da permettere di notare la vera crescita di Mia e del leone bianco.

• Un branco di 6 leoni è cresciuto insieme durante la produzione del film: oltre a Thor, che “interpreta” Charlie, un altro leone maschio e 4 leonesse.

• Kevin Richardson, zoologo esperto di leoni noto come “L’uomo che sussurrava ai leoni”, ha supervisionato l’intero processo di produzione e tutte le interazioni tra i leoni e i bambini, assicurandosi che tutti fossero trattati con rispetto e in totale sicurezza.

• Dopo la produzione, i 6 leoni sono rimasti insieme e vivono oggi nella riserva di Kevin Richardson grazie a un fondo creato dal team di produzione.

• Solo tre persone potevano interagire con i leoni – i piccoli Daniah e Ryan e Kevin Richardson – per garantire un ambiente di lavoro sicuro sia per gli attori che per gli animali.

«Ho incontrato il regista Gilles de Maistre per la prima volta nel 2012» racconta Kevin Richardson, zoologo esperto di leoni. «All’epoca ero in procinto di spostare il mio rifugio per leoni e voleva filmarmi durante il mio lavoro. Poiché ciò non era possibile, mi ha chiesto se avevo altre idee. Abbiamo deciso di sviluppare una storia di fantasia, un dramma familiare che parlassea tutti e che tutti avrebbero voluto vedere anche per divertirsi.

Filmare una relazione tra un bambino e un leone era impossibile. L’unico modo era lavorare con il leone da cucciolo facendogli “adottare” il bambino come se fosse suo. Questo tipo di storia di fantasia è molto più complicata da creare rispetto a un documentario: l’amicizia dove essere reale affinché il pubblico si sentisse emotivamente coinvolto; dovevamo trovare qualcuno abbastanza pazzo da affidarci il suo bambino per un periodo di tre anni, qualcuno aperto all’idea di far crescere il proprio figlio accanto ai leoni. Si trattava di trovare i genitori giusti».

Allenare Daniah e Ryan è stato davvero intenso! Tre anni di lavoro, con tre sessioni full immersion ogni settimana, ogni sessione durava da due a tre ore».

I COMMENTI SCELTI DALLA REDAZIONE

POSITIVI

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NEGATIVI

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