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Vice – L’uomo nell’ombra

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Christian Bale, irriconoscibile soprattutto nella versione “anziana”, è oggettivamente dotato di un mostruoso talento nell'interpretare un così vasto lasso di tempo nei panni dello stesso uomo

La storia di Dick Cheney e della sua scalata alla Casa Bianca, da portaborse a vicepresidente di George W. Bush, diventando uno degli uomini dal maggior potere su tutta la terra.

Cosa pensi Adam McKay (già regista di La grande scommessa) di Dick Cheney non è un mistero fin dalle prime immagini del film. Cheney è uno studente svogliato, più interessato a bere fino a perdere conoscenza che a studiare, nonostante sia stato ammesso in una prestigiosa università come Yale. La sua sarebbe stata una qualsiasi vita nell’ombra di un operaio non qualificato, se la sua fidanzata Lynne non gli avesse strappato la promessa di mettersi in riga e concludere gli studi. Del tutto disinteressato agli schieramenti partitici, arriva a Washington fresco neolaureato e sceglie di fare da assistente per i repubblicani per mera convenienza. Con un’impressionante dose di fortuna, disciplina e giuste frequentazioni Dick Cheney impara a muoversi nei meandri delle amministrazioni Nixon e Ford, dando il meglio durante la presidenza di George Bush e raggiungere l’apoteosi con la presidenza del figlio, George W. Bush. Narrato a volte in prima persona rivolgendosi direttamente al pubblico (un espediente già efficacemente usato da McKay ne La grande scommessa), a volte da un uomo il cui ruolo si scoprirà solo alla fine con un bel colpo di scena, Vice – L’uomo nell’ombra è la storia – potremmo dire – di una vocazione, una chiamata al potere che Cheney sente fin da giovane, e che trova la sua sponda e il suo sostegno nella moglie, che da subito lo indirizza e lo sprona. Tanto Cheney è devoto alla famiglia e affettuoso con le figlie, tanto è spregiudicato nel suo comportamento pubblico: intrighi, scandali, gioco sporco, scelte che favoriscono smaccatamente i ricchi e potenti; le deportazioni e torture indiscriminate dopo la tragedia dell’11 settembre; tutto, dal bombardamento della Cambogia alla dichiarazione di guerra all’Iraq, nonostante sapesse benissimo della inesistenza delle famose armi di distruzione di massa. La tesi di McKay è che l’America sia governata da dinastie; le scelte politiche dagli anni 60 in poi sono state affidate a un ristrettissimo gruppo di persone. Un altro paese sarebbe stato possibile, suggerisce il regista quando a metà del film fa partire i titoli di coda, come se Cheney fosse stato sconfitto. Ma non è stato così.

Vice è un biopic che chiaramente non è stato girato da un simpatizzante, che mescola fatti reali a ricostruzioni anche discutibili di questa sorta di ossessione che dura da più di cinquant’anni. Christian Bale, irriconoscibile soprattutto nella versione “anziana”, è oggettivamente dotato di un mostruoso talento nell’interpretare un così vasto lasso di tempo nei panni dello stesso uomo, ma altrettanto bravi sono i suoi partner: Amy Adams nei panni di una moglie dalla incrollabile fiducia nel marito; Steve Carell, il cinico Donald Rumsfeld, che cade e si rialza più e più volte; Sam Rockwell, che presenta George W. Bush come un inetto che, incapace di ogni decisione, affida a Cheney praticamente il controllo del paese (anche se, a onor del vero, quello raffigurato da Josh Brolin in W di Oliver Stone risultava più credibile). Vice – L’uomo nell’ombra è un film (lungo e a volte anche un po’ faticoso) che non risparmia nessuno: non la classe dirigente, i ricchi, i militari; ma nemmeno la gente comune (esemplare la scena di un focus group nel quale, dopo un’accesa discussione, un liberal e un conservatore vengono alle mani sulle sorti del paese, mentre una donna è interessata solo a cosa danno al cinema). Come dire, anche in America ognuno ha i governanti che si merita.

Beppe Musicco

EXTRA

Scena “Mi piace molto”

Il poster italiano ufficiale del film:

Dick Cheney è stato co-presidente virtuale di George W. Bush dal 2001 al 2009. «Non sapevo molto di Dick Cheney, ma quando ho iniziato a leggere di lui, ne sono rimasto affascinato, da ciò che lo aveva guidato, da quali fossero le sue convinzioni» ha dichiarato il regista McKay.  «Più continuavo a leggere e più rimanevo sbalordito dal modo scioccante in cui Cheney era arrivato al potere e quanto avesse influito sull’attuale ruolo degli Stati Uniti nel mondo». Tra il materiale che ha ispirato McKay anche la biografia di Robert Moses scritta da Robert Caro, intitolata The Power Broker: «Dopo quel libro, ho iniziato a leggere tutto ciò che avesse a che fare con il potere, risalendo fino a Shakespeare e fu allora che le prime idee per la sceneggiatura cominciarono a prendere forma». Più approfondiva la carriera politica di Cheney, più il regista si rendeva conto delle complesse ed enormi influenze che aveva avuto sulla politica americana contemporanea. La missione di McKay, lui stesso dichiara, era di scrivere una sceneggiatura che trascendesse le leggende politiche e affrontasse questioni universali: «Questo è stato un capitolo gigantesco della storia politica degli Stati Uniti che non ritengo sia mai stato completamente analizzato sul grande schermo. Un tassello essenziale del puzzle che ci fa capire come siamo arrivati in questo momento storico, in cui il consenso politico è raggiunto attraverso la pubblicità, la manipolazione e la disinformazione. E Dick Cheney era l’uomo al centro di tutto questo». Per il ruolo del protagonista McKay non ha avuto dubbi: «Ho scritto questa sceneggiatura pensando a Christian Bale. Non so chi altro avrebbe potuto interpretare questo ruolo. Se avesse deciso di non farlo, probabilmente non avrei realizzato il film». 

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La redazione di Viva il Cinema!

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