Questo sito utilizza cookies, chiudendo questo messaggio dai il tuo consenso al trattamento dei dati.

Chiudi

Nelle tue mani

435 views

Raramente abbiamo visto una tale infilata di stereotipi e cliché in un solo film, oltre tutto di ottima produzione e confezione

Un professore del Conservatorio di Parigi scopre un ragazzo con grande talento musicale ma nei guai con la giustizia, e vuole portarlo a un grande concorso

Nella stazione di Parigi, come in tante altre, c’è un pianoforte a disposizione di chi si vuole fermare a suonare: un’oasi di quiete nella frenesia di chi corre di continuo. Ma quello che sente Pierre, musicista e professore al Conservatorio, non è il solito appassionato di passaggio: il ragazzo che sente suonare un pezzo di Bach è tanto giovane quando pieno di talento. Nessuno ci fa caso, solo Pierre. E però un attimo dopo la polizia arriva e insegue il ragazzo, che sfugge alla cattura. Non a Pierre, che lo va a cercare varie volte in stazione finché non lo rivede, e gli propone di frequentare corsi regolari per affinare il talento. Il giovane Mathieu si nega, ma quando verrà arrestato durante un furto in un appartamento, con due compari che scappano, sarà Pierre a tirarlo fuori dalla prigione: la pena può essere tramutata in lavori socialmente utili, ovvero le pulizie al Conservatorio. Ma è evidente che da lì a mettere alla prova il talento di Mathieu sarà un attimo: Pierre lo affida alle cure della severissima “Contessa”, si scontra con il preside per iscriverlo a un concorso nazionale in cui la scuola crede molto, si scontra a ripetizione con lui. Riuscirà a domare il talento del ragazzo – che nel frattempo vede rifarsi vivi i vecchi e pericolosi “amici” e si innamora di una studentessa di musica dalla vita molto diversa dalla sua – che fa di tutto per perdersi?

Di film con gli elementi proposti da Nelle tue mani ne abbiamo visti tutti a iosa: il ragazzo emarginato che ha un dono (emerso grazie a un anziano maestro, cui ha fatto la promessa di non abbandonare la musica) ma non sa ancora farne tesoro, il professore che si gioca la reputazione perché crede in lui, l’insegnante durissima ma che ovviamente si aprirà in modo sorprendente (si fa per dire), l’amore tra ragazzi di diverse classi sociali (anche questo scontatissimo: tra i due è difficile pensare che il fin troppo “pulitino” Mathieu sia il ragazzo “perduto”, rispetto alla compagna di colore; ma si è evidentemente voluto ribaltare lo stereotipo)… Tutto è prevedibile e “telefonato” nel film di Ludovic Bernard, in cui anche due ottimi attori come Lambert Wilson (doppiato con una voce diversissima dalla sua, con un effetto davvero fastidioso rispetto ad altri film) e Kristin Scott Thomas – il personaggio “disegnato” meglio, anche se non originale – non riescono a comunicare quasi mai sentimenti reali e sinceri. Tutto troppo scritto, senza scarti, imprevisti, sussulti. Raramente abbiamo visto una tale infilata di stereotipi e cliché in un solo film, oltre tutto di ottima produzione e confezione (i mezzi non mancavano). Il protagonista Jules Benchetrit, figlio e nipote d’arte (il nonno è il grande Jean-Louis Trintignant, il padre è l’attore Samuel Benchetrit, la madre la povera Marie Trintignant uccisa da un suo compagno), si impegna e non è malaccio. È la storia che fa acqua da tutte le parti, fin dai brevi flashback di Mathieu bambino con l’anziano maestro (in pochi secondi ha già intuito il suo talento?). La passione del ragazzo per il pianoforte, così fisica che deve toccarne uno appena lo vede, non si capisce come nasca, e non è mai credibile questo incredibile talento (nella postura, negli atteggiamenti, nel coinvolgimento mentre suona) che addirittura lo fa suonare quasi a orecchio, mentre fatica a leggere gli spartiti…

La cosa peggiore è però la parte finale, con un accumulo di incidenti, sfuriate e colpi di scena da romanzo d’appendice, il peggiore dei quali è l’inserimento della figura della moglie di Pierre con cui la crisi coniugale – per “colpa” di un doloroso segreto – è pronta a esplodere: un personaggio mal scritto, cui sono assegnate le scene peggiori prima con il marito, poi quando si metterà in mezzo per allontanare Mathieu da Pierre (che glia aveva pure prestato un loro appartamento per non fare il pendolare), facendo naufragare il matrimonio a colpi di battute che hanno una tempistica così infelice e una tale enfasi da sfiorare il ridicolo. E poi ci si infila pure una tendinite e un incidente al fratellino, entrambi alla vigilia del concerto… Peccato: amiamo le storie di riscatto e redenzione. Ma devono essere minimamente credibili, altrimenti diventano uno sfoggio di insopportabile e vuota retorica. Come tante, troppe scene di questo film che alla fine non ci lascia nulla. Perché dell’emozione di cui la “Contessa” parla di continuo a Mathieu, nel film neanche l’ombra.

Luigi De Giorgio

EXTRA

Dal confronto con il trailer francese si può desumere una cosa: la voce scelta per Lambert Wilson, nella versione italiana, non è stata particolarmente felice…

Eclettico, instancabile e costantemente impegnato. Lambert Wilson è di certo uno degli attori francesi più conosciuti al mondo. Famoso soprattutto per il suo ruolo del Merolingio nella trilogia di Matrix, Wilson ha una lunga carriera itinerante per generi, paesi e registi completamente distanti tra loro.

Wilson, che interpreta un maestro e mentore per il protagonista di Nelle tue mani, ha sempre sottolineato l’importanza degli insegnanti e delle guide durante la sua carriera: il suo mentore d’eccezione non poteva essere che il padre, Georges, prolifico attore teatrale e cinematografico di fama internazionale, a sua volta allievo di Pierre Renoir, figlio del pittore e fratello del regista Jean.
Teatro, cinema, televisione, musica; attore, regista, cantante. Wilson ha cominciato prestissimo a muoversi nel mondo dello spettacolo, lavorando anche a Hollywood e per i più grandi autori del cinema francese e anche del nostro cinema (ha recitato in film diretti da Valeria Bruni Tedeschi, Laura Morante e Roberto Andò), recitando oltre tutto in un italiano impeccabile. A teatro ha portato in scena, tra gli altri, Harold Pinter, Jean Cocteau e Jean Racine.

Ma sono soprattutto sul grande schermo i ruoli che l’hanno affermato in modo indelebile nell’immaginario degli spettatori: Rendez-vous di André Téchiné (1985), Il ventre dell’architetto di Peter Greenaway (1987), Dostoevskij – I demoni di Andrzej Wajda (1988), Parole, parole, parole, Mai sulla bocca e Cuori di Alain Resnais, Uomini di Dio di Xavier Beauvois (2010), Molière in bicicletta di Philippe Le Guay (2013). Ha raccontato che il cambio repentino di genere dei film che sceglie di realizzare non è casuale: «Ho paura di annoiarmi e annoiare il pubblico. Il nostro lavoro in quanto entertainers è quello di sorprendere».

Lambert Wilson è anche un ottimo cantante e ha inciso diversi album. Uno di essi contiene le sue interpretazioni dei brani più famosi dei musical di Broadway mentre l’ultimo è un omaggio al mito di Yves Montand per l’anniversario dei 25 anni dalla sua scomparsa.

Jules Benchetrit è apparso da poco sui nostri schermi ma in terra francese è noto già da bambino per diverse ragioni, non solo per il suo fascino giovane e tenebroso. Nipote di uno dei più grandi attori francesi di sempre, Jean-Louis Trintignant, Jules ha alle spalle una famiglia storica nel mondo del cinema e un bagaglio di esperienze importanti che lo hanno portato fino al suo primo ruolo da protagonista nel film di Ludovic Bernard. Il padre è l’attore Samuel Benchetrit, la madre la povera Marie Trintignant uccisa dal suo compagno Bertrand Cantat.

In Italia lo avevamo già visto tra i personaggi di Un condominio dai cuori infranti, diretto da suo padre Samuel Benchetrit, che lo aveva già diretto a soli 11 anni nel suo primo lavoro, un cortometraggio girato per il marchio di moda Yves Saint Laurent; da allora è diventato modello per le pagine di riviste celebri come L’Uomo Vogue. Ma senza mai abbandonare la sua passione che è, come quella di famiglia: il cinema.

Per Nelle tue mani, Jules è stato nominato tra i migliori attori rivelazione dei Cesar Awards. Non avendo mai toccato un piano, Jules si è impegnato per tre mesi assieme a una vera pianista, che gli ha insegnato non soltanto le basi per poter suonare lo strumento ma anche come risultare credibile attraverso la postura, la fisicità e tutti quei movimenti che appartengono soltanto ai veri pianisti.

I COMMENTI SCELTI DALLA REDAZIONE

POSITIVI

Nick Name 1 : I am text block. Click edit button to change this text. Lorem ipsum dolor sit amet, consectetur adipiscing elit. Ut elit tellus, luctus nec ullamcorper mattis, pulvinar dapibus leo.

Nick Name 2 : I am text block. Click edit button to change this text. Lorem ipsum dolor sit amet, consectetur adipiscing elit. Ut elit tellus, luctus nec ullamcorper mattis, pulvinar dapibus leo.

Nick Name 3 : I am text block. Click edit button to change this text. Lorem ipsum dolor sit amet, consectetur adipiscing elit. Ut elit tellus, luctus nec ullamcorper mattis, pulvinar dapibus leo.

NEGATIVI

Nick Name 1 : I am text block. Click edit button to change this text. Lorem ipsum dolor sit amet, consectetur adipiscing elit. Ut elit tellus, luctus nec ullamcorper mattis, pulvinar dapibus leo.

Nick Name 2 : I am text block. Click edit button to change this text. Lorem ipsum dolor sit amet, consectetur adipiscing elit. Ut elit tellus, luctus nec ullamcorper mattis, pulvinar dapibus leo.

Nick Name 3 : I am text block. Click edit button to change this text. Lorem ipsum dolor sit amet, consectetur adipiscing elit. Ut elit tellus, luctus nec ullamcorper mattis, pulvinar dapibus leo.

Caro lettore, se ti è piaciuto questo articolo ti chiediamo un contributo, anche piccolo, per continuare a fare il nostro lavoro sempre meglio e continuare a crescere.

La redazione di Viva il Cinema!

Cosa pensi del film?

avatar
  Subscribe  
Notificami
cool good eh love2 cute confused notgood numb disgusting fail