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Amici come prima

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Tra i pro: una confezione molto più curata che in film analoghi, con una regia a tratti anche ricercata

Un direttore d’albergo, licenziato dopo anni di prestigiosi incarichi, si traveste da donna per lavorare

Cesare Proietti (Christian De Sica) dirige un albergo lussuoso, il relais Colombo. L’ingresso di nuovi finanziatori cinesi porta la figlia del proprietario Massimo Colombo (Massimo Boldi) a licenziare Proietti che, disperato, non ha il coraggio di dirlo a moglie e figlio che gli spillano soldi per ogni cosa, fra cui il disco del figlio aspirante cantante. Cesare riceve una bassissima liquidazione (se l’è mangiata con gli anticipi in favore dei vizi dei familiari) e non trova lavoro. Quando scopre che la figlia di Colombo cerca una badante per il padre, bloccato su una sedia a rotelle (e alquanto depravato, tanto da far scappare una donna dopo l’altra), l’ex direttore si ripresenta all’hotel, ma in abiti da donna… Più dama di compagnia, anche attempata, che badante. E per quanto non giovane, l’ex capo accetta perché gradisce parecchio. Soprattutto il trucco riesce, ma fino a quando?

Se la trama vi ricorda qualcosa (diciamo qualche decina di film, ma in particolare un paio), avete ragione: lo spunto di partenza ricorda tantissimo Tootsie con Dustin Hoffmann, ma anche – e questo è stato ammesso esplicitamente – Mrs Doubtfire. Peraltro De Sica, trent’anni fa, si era già travestito da donna in Bellifreschi, che riprendeva abbondantemente addirittura A qualcuno piace caldo… Qui siamo ovviamente su un altro piano, meno ambizioso. La reunion di Christian De Sica – qui anche regista – con Massimo Boldi (e parecchie polemiche a mezzo stampa, anche se adesso giustamente recitano la parte degli amiconi che non hanno mai litigato) doveva servire solo a far ridere un po’ recuperando il vecchio sodalizio interrotto 13 anni fa (per la cronaca: fu Boldi che si affrancò dal comune produttore Aurelio De Laurentiis, ufficialmente perché si sentiva poco valorizzato e voleva fare altre cose oltre ai cinepanettoni; anche se poi in realtà, altrove ha continuato a fare film simili, ma decisamente peggiori). Per quanto gli anni siano passati, soprattutto per l’ex Cipollino, la coppia funziona ancora. È soprattutto De Sica a mostrarsi pimpante ma anche controllato, in una parte che ha anche qualche momento malinconico (lui sì che potrebbe fare altro, come pure ha provato un paio di volte, il figlio del grande Vittorio), per quanto rimanga tutto in superficie. I loro duetti comunque funzionano abbastanza, e ci sono anche alcune strizzate d’occhio al passato («dove ci siamo già visti? Rio, Miami, il Nilo?») anche se vedere Boldi che imita Paolo Villaggio con la lingua di fuori dell’allupato non ci fa ridere.

Comunque, Amici come prima si fa vedere abbastanza, anche se bisogna essere di bocca buona e anche di manica larga. Tra i pro: una confezione molto più curata che in film analoghi, con una regia a tratti anche ricercata (merito, dice Christian, del figlio Brando – regista emergente – che lo ha aiutato senza voler essere accreditato), attori di contorno come Maurizio Casagrande (il collega) e Lunetta Savino (la moglie), e appunto la buona prova da attore di De Sica, molto in forma. Tra gli aspetti negativi: i dialoghi sempre terra terra, Regina Orioli – che interpreta la spietata figlia di Boldi – che gestisce malissimo la cadenza brianzola e sembra doppiarsi male, alcune scene abbastanza mal scritte e quindi brutte (fra cui un terribile cameo di Francesco Facchinetti), un Boldi poco convincente quando non è in coppia con De Sica e poche, ma pesanti volgarità; del tutto inutili, in un film meno “potente” dei cinepanettoni, e che poteva poggiare solo sull’intreccio, per quanto molto semplice. Perché in effetti ci sono anche vari spunti, dalla dignità sul lavoro ai rapporti in famiglia, ai “vecchi” che non si arrendono alla prepotenza rottamatrice dei giovani. Debole la sottostoria del figlio gay di Proietti/De Sica, che alza il tasso di retorica (in modo molto forzato, dopo aver utilizzato espressioni poco politicamente corrette per tutto il film). Bicchiere mezzo pieno? Diciamo sufficienza stiracchiata, più che altro per la simpatia naif che a tratti emana ancora il duo che si è ricostituito. Ma non scommetteremmo su un nuovo, brillante percorso comune.

Antonio Autieri

EXTRA

Christian De Sica con Maurizio Casagrande

Massimo Boldi con Regina Orioli (e i fratelli Kho Jong)

Ha dichiarato De Sica: «Avevo pensato a una storia drammatica incentrata su un uomo che voleva diventare una donna. Poi con il tempo mi consigliarono di pensare invece a un protagonista che, spinto dalle circostanze, si finge donna. Ho dirottato quindi il racconto verso una commedia su un uomo costretto a travestirsi per necessità, come avveniva in un celebre film con Robin Williams di qualche anno fa, Mrs. Doubtfire. In accordo con Indiana Production che poi ha realizzato questo nuovo film con la Medusa abbiamo capito subito che sarebbe stato giusto e pertinente scritturare insieme a me come co-protagonista Massimo Boldi nel ruolo di un buffo imprenditore milanese all’apparenza un po’ rimbecillito. Così partendo dal soggetto che avevo scritto con Fausto Brizzi abbiamo elaborato insieme a Edoardo Falcone, Marco Martani e Alessandro Bardani una nuova sceneggiatura che è stata la solida base su cui abbiamo girato il film durante l’estate scorsa».

Il sodalizio tra Massimo Boldi e Christian de Sica è iniziato, cinwmatograficamente parlando, nel 1986 con il film Yuppies e si è protratto per quasi vent’anni fino al 2005 (Natale a Miami): i due hanno cavalcato l’epoca d’oro dei cosiddetti cinepanettoni mietendo successi e, soprattutto, incassi. La loro “separazione” artistica aveva fatto scalpore anche per alcune polemiche e alcune accuse che i due attori si erano lanciati a vicenda. Ma oggi ogni incomprensione sembra essere superata. Sulla reunion infatti dice De Sica: «Fin dal primo giorno di riprese di Amici come prima sia io che Boldi abbiamo avuto la sensazione di non esserci mai lasciati e che quei 13 anni non fossero mai passati. Sia io che lui abbiamo provato e sentito intorno a noi un entusiasmo e una vitalità che ci hanno fatto ringiovanire di 40 anni: per noi è stato come ritornare a quando ci siamo conosciuti nel lontano 1971 e ci esibivamo insieme a Milano nel gruppo musicale “La pattuglia azzurra” io come cantante e lui come batterista. Ho recitato finora in più di cento film e non mi era mai capitato di lavorare in un clima idilliaco simile a quello che aleggiava su questa nostra nuova commedia in cui ci siamo impegnati e divertiti moltissimo grazie all’apporto decisivo di una troupe di attori e tecnici preparati e motivati, in gran parte giovani come mio figlio Brando che ha collaborato con me alla regia. Tengo a sottolineare subito che dietro la lunga “separazione artistica” tra me e Massimo non c’era mai stato nessun litigio o divergenza incolmabile come qualcuno aveva scritto: il rapporto personale tra noi non è si è mai incrinato ma lui aveva firmato un contratto di esclusiva con la casa di produzione Medusa mentre io ero legato alla Filmauro di Aurelio De Laurentiis. Sono stati soltanto questi vincoli di fatto a impedire per tanto tempo che girassimo un nuovo film insieme come il nostro pubblico ha sempre continuato a chiederci».

I COMMENTI SCELTI DALLA REDAZIONE

POSITIVI

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