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Natale a 5 stelle

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Tutto risulta molto prevedibile e senza particolari spunti divertenti

Il premier è in visita diplomatica in Ungheria. Farà di tutto per passare una notte con la sua amante…

Il premier è in visita ufficiale in Ungheria. Quale migliore occasione per darsi da fare con Giulia Rossi, prorompente deputata PD, approfittando della lontananza dalla moglie? Peccato che ci sia un inviato delle Iene pronto a rovinare i piani del premier, che può contare sull’aiuto del fedele segretario Walter Bianchini per difendersi dalla gelosia del marito leghista di Giulia Rossi e per far sparire un presunto cadavere…

Marco Risi ha raccolto il testimone della regia di questo film affidatogli da Enrico Vanzina dopo la morte del fratello Carlo, con cui lo ha scritto e che avrebbe dovuto dirigerlo. Liberamente ispirato alla pièce teatrale Out of Order di Ray Cooney, Natale a 5 stelle vuole fare satira sull’attuale momento politico. Ecco che il premier, impersonato da Massimo Ghini, è di fatto l’attuale capo del governo Conte. Giulia Rossi (Martina Stella), che sembra con tutta evidenza alludere a Maria Elena Boschi, è la deputata del Partito Democratico con cui il premier cerca larghe intese di diverso tipo da quelle politiche. C’è poi il geloso marito leghista (Massimo Ciavarro), molto rude nei modi, e Bianchini (Ricky Memphis) che è passato da Togliatti ai 5 stelle per approfittare del momento politico, dopo essere stato deluso da Renzi…

Ecco serviti tutti gli ingredienti per una parodia dell’attuale fase politica. Peccato che il tutto risulti molto prevedibile e senza particolari spunti divertenti. Il vero tema, comunque, è quello delle classiche “corna”, anche se alla fine nessuno tradisce il proprio partner… Lasciamo perdere il ruolo dell’inviato delle Iene (Riccardo Rossi) che sembra morto dopo essere stato colpito dalla finestra della camera del Presidente del Consiglio, costringendo i presenti a sbarazzarsi di lui gettandolo nel Danubio. Detto questo, il film ha un’evidente impronta teatrale, svolgendosi quasi tutto in una stanza d’albergo con continui equivoci (verrebbe da dire goldoniani, ma lasciamo perdere il grandissimo commediografo veneto); quello che risulta però debole è proprio il ritmo e il testo della sceneggiatura. Attori di livello quali Ghini e Paola Minaccioni (la moglie del premier) provano a metterci molto mestiere, ma il tutto risulta un po’ troppo forzato. Il film è disponibile solo su Netflix.

Aldo Artosin

EXTRA

I fratelli romani Marco (1968) e Antonio (1970) Manetti hanno trovato a Napoli il contesto migliore per il loro talento. Carriera ricca ma ad alti e bassi, tra opere sperimentali a basso budget (la migliore, il thriller Piano 17),  film per la tv e serie televisive (la più nota è L’ispettore Coliandro, in onda dal 2006) e centinaia di videoclip per numerosi cantanti e gruppi musicali, i Manetti Bros. avevano ottenuto il loro miglior film con la commedia/action/poliziesca e piena di musica Song ‘e Napule. Quasi una prova generale del loro futuro capolavoro, il musical Ammore e malavita.

Colonna sonora originale con ben 15 canzoni (molto belle) scritte dal cantante napoletano Nelson, ma poi quella che rimane in testa è la cover di“What a feeling”, notissimo brano di Irene Cara lanciata dal film Flashdance, che vinse l’Oscar per la miglior canzone nel 1984. La versione partenopea, scatenata in una corsia di ospedale, la canta Serena Rossi. Ma per poterla “rifare” i Manetti Bros. hanno dovuto pensarci sopra: il costo dei diritti di riutilizzo è stato alto, «come il cachet di un quinto attore protagonista», oltre a Morelli, Buccirosso, Gerini e alla stessa Rossi. Ma ne è valsa la pena…

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POSITIVI

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NEGATIVI

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La redazione di Viva il Cinema!

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