Questo sito utilizza cookies, chiudendo questo messaggio dai il tuo consenso al trattamento dei dati.

Chiudi

Red Land (Rosso Istria)

141 views

Una buona fotografia e un eccellente montaggio, ma il respiro narrativo dell’opera è da modesto film tv

Dopo l’8 settembre 1943, con l’Italia nel caos, civili e militari italiani in Istria subiscono le persecuzioni delle milizie comuniste di Tito

L’inizio è evocativo, molto forte a livello d’immagine: in un bosco si sentono spari in lontananza, ma noi vediamo solo un gruppo di cerbiatti che osservano, quasi stupiti di non essere loro le prede da cacciare e uccidere. È davvero un inizio promettente, cui segue purtroppo uno sviluppo più convenzionale – a partire dalla “cornice” in cui un’anziana donna (Geraldine Chaplin) torna sui luoghi della tragica infanzia con la nipotina: precisamente al Magazzino 18, luogo in cui sono conservate le masserizie e gli oggetti degli Esuli dell’Istria e della Dalmazia – di un film che si rischia di esaltare (o snobbare) solo per motivi storico-politici che cinematografici, e questo segnala subito i pregi e i limiti di Red Land (Rosso Istria). Ma andiamo con ordine.

Nel settembre 1943, dopo la caduta di luglio di Mussolini, c’è aria di fine della guerra in Italia. E anche l’8 settembre – con l’armistizio con gli angloamericani annunciato a sorpresa dal maresciallo Badoglio, a capo del governo italiano – viene preso da molti come la fine del conflitto e l’inizio della pace. Militari esclusi, ovviamente, che finiscono in fretta allo sbando senza ordini, con le richieste minacciose dei nazisti di non tradire l’alleanza (e la promessa di liberare Mussolini dalla prigionia). Ma nel nord est italiano, tra Trieste e l’Istria (ma anche in altri territori, come la Dalmazia), a parte qualche fascista irriducibile che sogna il ritorno del Duce, alla speranza di pace segue in fretta la paura. Se la popolazione di origine slava inizia ad augurarsi la fuga dagli italiani dalle “loro” terre, bande di miliziani comunisti agli ordini di Tito (qui si citano soprattutto i croati) passano direttamente prima alle minacce e poi alle violenze. In combutta con partigiani italiani comunisti – trattati peraltro malissimo, a dispetto della stessa adesione politica, e minacciati di far la stessa fine a cose fatte – che generano un inizio di guerra civile strisciante anche tra italiani, persino tra persone delle stesse famiglie (mentre la liberazione tedesca di Mussolini porterà di nuovo su quelle terre anche i nazifascisti). Presto la tragedia sarà totale, con l’inizio dello sterminio, nelle famigerate, profondissime cavità della terra chiamate foibe.

Red Land è sceneggiato da Antonello Belluco (già regista de Il segreto di Italia, sulle violenze dei partigiani rossi a fine guerra) insieme al regista italoargentino Maximiliano Hernando Bruno al suo esordio (dopo pochi, trascurabili film da attore), che ha anche un ruolo da interprete nei panni di un partigiano comunista che si farà uccidere pur di non violentare una ragazza istriana di un paese vicino Visignano, quella Norma Cossetto che è figura realmente esistita: una studentessa all’Università di Padova, che fu trucidata dopo stupri a ripetizione insieme ad altri italiani (oltre tutto era figlia del podestà del paese, quindi fascista) dalle milizie slave di Tito, che qui sono rappresentate in tutta la loro bestialità. A Norma Cossetto, cui il film è dedicato, il presidente Carlo Azeglio Ciampi attribuì una medaglia d’oro al valor civile. Peraltro qui siamo nel 1943: dopo la fine della guerra, altre migliaia di persone furono uccise o cacciate dalle loro case.

Si vorrebbe parlare solo bene di Red Land, che ha l’indubbio merito di riaprire una pagina di storia sottaciuta se non negata per decenni. E che anche adesso che tutti sanno, è foriera di nuove tensioni politiche (se non di spregevoli battutacce da estremisti ultrà), come se quei morti non potessero ancora avere pace né tanto meno pieno riconoscimento del proprio martirio. Ma dal punto di vista cinematografico, come altri film e fiction simili, il film ha non pochi punti di debolezza. Innanzi tutto una durata insensata (due ore e mezza) per un film senza attori di richiamo e con uno svolgimento spesso faticoso; poi il livello medio non eccelso degli interpreti, anche se ci sono alcuni nomi noti, come i misurati Franco Nero e Sandra Ceccarelli (alla fine i più convincenti sono la protagonista Selene Gandini e soprattutto Romeo Grebensek che interpreta il perfido capo croato, che padroneggia bene una figura molto caricata), o dialoghi poco raffinati e a tratti molto poveri, che sicuramente una recitazione meccanica e a tratti sopra le righe di parecchi interpreti non riscatta; mentre a sequenze molto dure e violente si alternano altre troppo frettolose o ingenue (le chiavi dell’armeria dimenticate sul tavolo e sottratte da un partigiano infedele). Più curata la ricostruzione d’ambiente, anche se l’impressione generale – una constatazione, non una critica – è che i mezzi siano stati relativi, come si vede dal numero sempre esiguo di personaggi anche nelle scene più movimentate (come l’arrivo dei soldati tedeschi, davvero pochi, inviati a riprendere il controllo di quelle terre).

Se dal punto di vista visivo il film è accettabile e tutto sommato funziona, grazie a una buona fotografia e a un eccellente montaggio che dà un buon passo alla storia (c’è la mano dell’ottimo Marco Spoletini, montatore tra l’altro di quasi tutti i film di Matteo Garrone compreso Dogman, ma di recente anche di una grande opera prima come La terra dell’abbastanza), il respiro narrativo dell’opera è da modesto film tv, in cui si soffre per le psicologie elementari dei personaggi e le troppe frasi roboanti e urlate, come in prodotti simili da prima serata (ma almeno si evita la caricatura, come in Porzûs di Renzo Martinelli, film tanto prezioso storicamente quanto di realizzazione a tratti grottesca). Al cinema si chiede altro. E non si citi Katyn, gran film su un’altra strage coperta da menzogne per decenni cui si potrebbe pensare per un finale analogo, con vittime portate al macello: lì alla regia c’era un maestro come Wajda, e fa tutta la differenza del mondo. A meno che si pensi che dietro una macchina da presa si può mettere chiunque…

In definitiva apprezziamo lo sforzo produttivo, ammiriamo il coraggio del soggetto controcorrente e sottolineiamo la valenza storica di Red Land (anche se il tutto è un po’ confuso, e non siamo certi che chi non abbia un minimo di informazioni sui fatti capisca tutto quanto). Ma per tali motivi, questa storia avrebbe meritato un po’ di qualità cinematografica in più per diventare memoria del passato e monito per il futuro. Se non altro perché solo i grandi film interrogano davvero sulle pagine oscure o controverse della storia: gli altri, quelli che  puntano solo alla pancia e non anche al cervello e agli occhi dello spettatore, lasciano sovente ognuno sulle proprie posizioni.

Antonio Autieri

EXTRA

Intervista al regista Maximiliano Hernando Bruno, dopo il primo annuncio del film nel 2015 alla Mostra di Venezia

Un servizio di presentazione da un tg Rai

I COMMENTI SCELTI DALLA REDAZIONE

POSITIVI

Nick Name 1 : I am text block. Click edit button to change this text. Lorem ipsum dolor sit amet, consectetur adipiscing elit. Ut elit tellus, luctus nec ullamcorper mattis, pulvinar dapibus leo.

Nick Name 2 : I am text block. Click edit button to change this text. Lorem ipsum dolor sit amet, consectetur adipiscing elit. Ut elit tellus, luctus nec ullamcorper mattis, pulvinar dapibus leo.

Nick Name 3 : I am text block. Click edit button to change this text. Lorem ipsum dolor sit amet, consectetur adipiscing elit. Ut elit tellus, luctus nec ullamcorper mattis, pulvinar dapibus leo.

NEGATIVI

Nick Name 1 : I am text block. Click edit button to change this text. Lorem ipsum dolor sit amet, consectetur adipiscing elit. Ut elit tellus, luctus nec ullamcorper mattis, pulvinar dapibus leo.

Nick Name 2 : I am text block. Click edit button to change this text. Lorem ipsum dolor sit amet, consectetur adipiscing elit. Ut elit tellus, luctus nec ullamcorper mattis, pulvinar dapibus leo.

Nick Name 3 : I am text block. Click edit button to change this text. Lorem ipsum dolor sit amet, consectetur adipiscing elit. Ut elit tellus, luctus nec ullamcorper mattis, pulvinar dapibus leo.

Cosa pensi del film?

avatar
  Subscribe  
Notificami
cool good eh love2 cute confused notgood numb disgusting fail