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Ötzi e il mistero del tempo

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Molto bene i tre piccoli attori, meno felici certi dialoghi ed espressioni anacronistiche

Tre amici, che rischiano di doversi separare, vivono un’incredibile avventura che inizia nel Museo di Bolzano…

Kip, Anna ed Elmer sono tre ragazzini di 11 anni molto uniti, che giocano spesso insieme e si lanciano in sfide e avventure. Le cose cambiano drammaticamente quando la madre di Kim, studiosa di archeologia e donna coraggiosa, muore per un tragico incidente. Il padre, inoltre, vuole cambiare lavoro e trasferirsi all’estero, per cui Kip rischia di dover lasciare la sua casa, vicino a Bolzano, e i suoi amici. Ma prima vuol salutare per l’ultima volta Ötzi, la famosa mummia soprannominata “l’Uomo dei ghiacci” e conservata nel museo cittadino che da sempre cattura la sua curiosità. Ma succede una cosa incredibile e sconvolgente: Ötzi si risveglia e prende le sembianze di un uomo di oggi. Per i tre ragazzini, che dovranno insegnargli tutto del mondo moderno (e  potranno imparare qualcosa da lui), sarà l’inizio di un’avventura emozionante ma anche piena di pericoli…

Di film fantasy italiani ne esistono pochissimi, e quelli che vengono realizzati – il più famoso è Il ragazzo invisibile di Gabriele Salvatores – sono al massimo per adolescenti; per bambini, cui proporre avventure esaltanti ma non troppo paurose, non ne vengono prodotti mai. Quindi fa simpatia a prescindere un film come Ötzi e il mistero del tempo, produzione sostenuta anche dalla regione Alto Adige e che a tratti sembra decisamente uno spot per il Museo archeologico di Bolzano e per il turismo locale (la bellezza dei luoghi emerge si vede eccome, giustamente). Ed è un’operazione del tutto legittima: dal nostro punto di vista, niente di cui scandalizzarsi. Ottimo anche il fatto che il film – diretto da Gabriele Pignotta, regista fin qui di commedie teatrali e cinematografiche – sia stato girato in inglese, con cast che unisce attori italiani e stranieri, perché pensato per il mercato internazionale. Ne deriva semmai qualche problema con il doppiaggio. Altra premessa: su un film come questo chi scrive deve fare il suo mestiere, ma anche tener conto del target. E considerare che – come verificato in vari contesti – ai bambini dai 6 ai 10-11 anni (oltre, non giureremmo) il film in genere piace parecchio. Al debutto al Giffoni Film Festival vinse anzi il primo premio per la categoria 6+ (dall’età cui è rivolta), assegnato da piccoli spettatori.

La storia richiede buona disposizione di partenza: credere che per magia il celebre “uomo di Similaun” – per vedere il quale da anni ci sono lunghe file al Museo di Bolzano – riprenda vita dopo 5000 anni, e per giunta grazie a capacità sciamaniche che si tramandano, necessità fantasia nello spettatore non meno che negli autori. E anche una volta accettata la cosa, Ötzi (interpretato dal comico irlandese Michael Smiley) non solo è un po’ troppo buffo prima e troppo saggio poi, ma la sua evoluzione in poche ore di consultazione notturna di Internet e lettura di libri è fin troppo rapida ed esaustiva (anche la dizione, a un certo punto, è fin troppo pulita…). I vari personaggi adulti sono spesso caricaturali, come spesso capita in questi film: Alessandra Mastronardi ci mette tutto il suo impegno per ricoprire al meglio la parte della perfida Gelica, e infatti funziona abbastanza bene; molto meno un paio di altri villain, i suoi sgherri o complici con le smorfie e le posture tipiche dei cattivi dei film per bambini, forse per sembrare cartoni animati. Tra gli altri attori, Vinicio Marchioni non sembra molto convinto del ruolo di padre dolente di Kip (e soffre nell’auto doppiarsi). Molto meglio i tre piccoli attori, in particolare il protagonista Diego Delpiano nei panni di Kip: bravo anche nel rendere la tristezza per il distacco dalla madre e per le incomprensioni con un padre rimasto solo all’improvviso. Meno felici certi dialoghi ed espressioni anacronistiche affidate ai tre piccoli attori (quale bambino o ragazzino di oggi direbbe davvero agli amici: “Tutti per uno, uno per tutti”?), mentre meccanismi narrativi centrali come il blocco del tempo non sempre funzionano al meglio; anche se gli effetti speciali sono di discreta efficacia. Tutte paturnie da adulto, probabilmente: i bambini questi problemi non se li pongono, e in gran parte apprezzano, e apprezzeranno.

Detto questo, quell’aria naif del film può intenerire o sembrare anacronistica (quasi quanto i walkie-talkie che usano i tre ragazzi per giocare) e fuori luogo. Da questa opzione dipenderà la propria soddisfazione di fronte al film. Che si fa apprezzare soprattutto per l’amicizia dei tre ragazzi, vero motore – come da tradizione del genere fantasy – del loro coraggio e dell’avventura che vivono insieme: un legame che è il vero super potere.

Antonio Autieri

 

EXTRA

La clip “Uniti vinciamo, divisi perdiamo”

Gabriele Pignotta: «A volte il tempo è davvero un mistero. Lo stesso mistero che avvolge la storia dell’Uomo del Similaun, Otzi, il protagonista del nostro film. Abbiamo amato l’idea di riportare in vita dopo 5000 anni questo homo sapiens dell’età del rame (famoso in tutto il continente) e di farlo interagire con il mondo di oggi e soprattutto con i tre bambini protagonisti del film con i quali Ötzi instaura una profonda amicizia.
Il nostro desiderio era dar vita a una grande avventura, una storia di discendenza familiare avvolta nella magia degli sciamani. Ma volevamo raccontare anche una storia di amicizia e di valori, come il coraggio, che si trasmettono di generazione in generazione rimanendo i pilastri della nostra esistenza.
L’ambizione è portare i bambini dentro un viaggio fantastico che parte da un importantissimo ritrovamento archeologico e si trasforma in una bellissima avventura umana che arriva dritta al cuore dei nostri piccoli spettatori».

«Il genere puro è sempre stata la mia passione, insieme alla profonda convinzione che in Italia lo abbiamo sempre saputo fare» dichuara Manuela Cacciamani, produttore del film con la sua One More Pictures. «Abbiamo avuto il coraggio di andare dritti e senza esitazioni su un prodotto fantasy, family e Adventures. Questo film è per i nostri bambini e per le famiglie, e al Giffoni 2018 abbiamo dimostrato che anche un film di produzione italiana può catturare il loro entusiasmo. Grazie ancora ai 1000 ragazzi della giuria del Giffoni che hanno scelto il nostro film e a Rai Cinema, IDM, Beta e il Mibact che ci avevano già scelto».

Dopo aver vinto il Festival di Castrocaro come nuovo volto, Gabriele Pignotta inizia a scrivere programmi televisivi per Rai e Mediaset, fino ad arrivare ad avere uno spazio comico in Al posto tuo su Rai Due, in due programmi su Sky e la partecipazione come attore nel sabato sera di Rai Uno condotto da Pippo Baudo.

Abbandonata momentaneamente la televisione, Gabriele fonda la sua compagnia teatrale, iniziando a scrivere e produrre commedie e riscuotendo un enorme successo nei teatri. Il suo primo lavoro è Una Notte Bianca, che è riuscito ad ottenere ottimi risultati nei botteghini dei teatri off ed approdare sul grande palco del Teatro Manzoni di Roma, ma anche di far vincere a Gabriele il premio Gassman come miglior testo italiano.

Dopo vari successi con commedie teatrali di grande successo, grazie al sodalizio lavorativo con il produttore Marco Belardi nel 2014 esce al cinema Ti sposo ma non troppo, tratto dall’omonimo spettacolo e scritto, diretto ed interpretato da lui stesso. Nello stesso anno arrivano la collaborazione con Carlo Verdone, con cui scrive la sceneggiatura di Sotto una buona stella e la regia di tre progetti prodotti da One more Picture e Rai Cinema: tre cortometraggi contro la violenza sulle donne presentati alla Mostra di Venezia e sette spot trasmessi dalle reti nazionali con protagonisti Adriano Giannini, Ksenia Rappoport, Vinicio Marchioni, Giorgio Pasotti, Claudia Gerini, Ambra Angiolini, Raul Bova, Alessandra Mastronardi e Chiara Francini, e premiati con un Nastro D’Argento.

Dopo Ötzi e il mistero del tempo, suo secondo film, sta lavorando allo sviluppo e alla preparazione del suo terzo film da regista.

Conosciuto anche come Mummia del Similaun o Uomo venuto dal ghiaccio, Ötzi è una delle mummie più famose e importanti al mondo: risale a un’epoca compresa tra il 3.300 e il 3.100 a.C. e si trova nel Museo archeologico dell’Alto di Adige Bolzano, dove viene conservato in apposita struttura.

Vissuto oltre 5.000 anni fa (durante l’Età del Rame), Ötzi è diventato famoso perché il suo corpo si è conservato perfettamente grazie alle favorevoli condizioni climatiche all’interno del ghiacciaio in cui è stato rinvenuto. Si tratta di un antico esemplare mummificato di homo sapiens sapiens. Fu ritrovato nel 1991, insieme a resti di indumenti e oggetti personali, da due coniugi tedeschi durante un’escursione presso il confine italo-austriaco sul giogo di Tisa. Il nome deriva dal toponimo registrato più vicino al luogo di ritrovamento, appunto il Similaun, montagna delle Alpi Venoste lungo la linea di confine tra Italia (Alto Adige) e Austria (Tirolo). Alpi Venoste che per gli austriaci sono Ötzaler Alpen: da cui il nome Ötzi.

Il film è stato girato in Italia, tra Bolzano e il piccolo centro di Soprabolzano, nel comune di Renon, collegato al capoluogo tramite funivia. Ovviamente, molto spazio ha avuto nelle riprese il Museo archeologico dell’Alto di AdigeBolzano.

Altre location sono state il vicino Altopiano del Renon, il Passo di Valparola, in provincia di Belluno, l’Alpe di Siusi e il Passo Sella, sempre sulle Dolomiti.

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