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I 25 anni dalla scomparsa di Fellini

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Poche celebrazioni e pochissimi film in tv per l’anniversario del grande autore, uno dei maggiori registi (e geni artistici) che l’Italia abbia avuto

31 ottobre 2018

Federico Fellini con Marcello Mastroianni, sul set di 8 e 1/2

Ricorrono oggi i 25 anni dalla scomparsa di Federico Fellini (1920-1993). Per la ricorrenza, la Rai ha dedicato parte della sua programmazione al ricordo del grande maestro. Dopo pochi film e alcuni programmi nei giorni scorsi (in particolare uno speciale martedì 30 ottobre su Rai News4), e approfondimenti in vari spazi la mattina del 31, Rai Movie trasmette in giornata alle 13.55 il film Il bidone, con Franco Fabrizi e Giulietta Masina; alle 21.10 verrà invece trasmesso uno dei suoi ultimi film, Ginger e Fred. Alle 23.55, infine, la pellicola Prova d’orchestra. Tre buoni film (tra questi, il nostro preferito è il primo, misconosciuto), ma non i suoi film migliori. Sugli altri canali, poco (alcuni omaggi onestamente tanto valgono) o niente. Qualcosa di più sui canali web, ma i grandi numeri e il respiro dell’omaggio li fa ancora la televisione.

Ora, va bene che la memoria non è il valore predominante di questi tempi, ma a voi sembra sufficiente come modo di ricordare un tale genio, che ha segnato non solo il cinema ma la cultura italiana? Che ha vinto 5 premi Oscar (4 come miglior film straniero per La strada, Le notti di Cabiria, 8 1/2 e Amarcord, più quello alla carriera nel 1993 a pochi mesi prima di morire), cui sono da aggiungere 12 nomination come regista e come sceneggiatore (una per un film altrui, Paisà di Roberto Rossellini); e sappiamo quanto sia difficile per un artista non anglosassone inserirsi nelle categorie principali ai premi dell’Academy. E poi la Palma d’oro a Cannes per La dolce vita, i tanti David di Donatello e Nastri d’argento. Soprattutto, la galleria di capolavori e grandi film che ne hanno reso un nume tutelare per tanti grandi autori e registi: ricordavamo pochi giorni fa il debito di gratitudine di Martin Scorsese come per altri nostri “grandi” (ha fatto più lui per il nostro cinema in quella masterclass a Roma che un anno di promozione degli enti ufficiali).

Giulietta Masina in Le notti di Cabiria

Vanno bene quindi documentari e programmi – anche se proposti in orari spesso proibitivi – ma la Rai non poteva dedicare una o due giornate intere di uno dei suoi canali, magari Rai Movie, per vedere tutti (sarebbe stato un sogno…) o quasi i principali suoi grandi film, lanciando per tempo l’operazione con spot sulle sue reti generaliste, link sui siti web, testimonial vicini agli spettatori giovani e meno giovani? Chessò, Paolo Sorrentino che lo citò tra i suoi riferimenti la notte che vinse il suo Oscar? Matteo Garrone che ha qualcosa di felliniano nel suo stile pur completamente diverso? Ma anche altri registi che sanno parlare a tutti gli spettatori come Nanni Moretti, che più volte l’ha citato, o Paolo Virzì che nel suo nuovo film Notti magiche lo fa intravedere sul set del suo ultimo La voce della luna? Magari non servirebbe a diffonderne la conoscenza in un pubblico che oggi rischia di dimenticarlo (ma già subito dopo la morte, si avvertiva che l’oblio era un serio rischio andando oltre la cerchia degli addetti ai lavori, specie di una certa età…). Perché non possiamo prendercela con il pubblico, men che meno con i giovani (anni fa un documentario stigmatizzava presunte colpe di studenti che uscivano da una scuola a lui intitolata, e che dimostravano di non conoscerlo: come se la colpa fosse loro), se chi può fare non fa. E fare bene, con i giusti modi: i miti annoiano, sono polverosi, se scadiamo nella pura celebrazione senza proporre nel modo più adeguato e senza distinguere (Fellini non ha fatto solo capolavori, tutt’altro: e forse incensare il suo ultimo periodo, meno brillante della stagione migliore che per noi arriva fino ad Amarcord, non è stato né giusto né utile).

Marcello Mastroianni e Anita Ekberg in La dolce vita

Certo, gli anniversari durano un giorno e lasciano il tempo che trovano. Soprattutto se celebrati così, ritualmente e senza inventarsi qualcosa di utile. L’impegno a salvare la bellezza che ci hanno lasciato i grandi si preserva in un lavoro continuo nel tempo, come tanti meritoriamente fanno (e anche noi, nel nostro piccolo, come possiamo tra rassegne e attività giornalistica). Ma ci sarà un motivo se i cugini francesi ci superano a destra e a manca su questo campo. E non citiamo sempre la questione dei diversi mezzi finanziari: la Tv di Stato e anche Mediaset – che detiene i diritti di tanti grandi film e che ha analoghi canali tematici a sua disposizione – certe operazioni le possono lanciare a costo zero, o molto contenuto.

Il manifesto di Cannes 2003, omaggio a Fellini

Ma su questo campo spesso ci facciamo dare lezioni da altri. Questa testata, appena nata, si chiama Viva il Cinema! per due motivi. Il primo è evidente: siamo appassionati e tifosi della Settima arte; ma sappiamo di essere in folta compagnia. L’altro è perché ci è rimasto in testa un episodio di una quindicina di anni fa, quando il Festival di Cannes (e non Venezia, ahinoi) come omaggio per il decimo anniversario della morte di Fellini – oltre a un’ampia retrospettiva – scelse come manifesto ufficiale una semplice scritta a caratteri cubitali: VIVA IL CINEMA!, appunto, in italiano (abbiamo idea cosa significhi per i francesi una scelta linguistica simile?). Era il saluto gioioso con cui si congedò il grande regista quando al festival francese vinse la Palma d’oro, nel 1960, per La dolce vita. Una frase semplice, bella, immediata. Si può dire meglio la passione per il cinema, e per chi ce ne ha fatto innamorare come, appunto, il grande Federico?

Antonio Autieri

Il trailer originario de Le notti di Cabiria

Il trailer di Amarcord nella versione recentemente restaurata

La consegna del Premio Oscar alla carriera nel 1993

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