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Sky, cosa cambia con la nomina di Maccanico

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Il manager, che diventa Executive Vice President per l’area contenuti cinema e intrattenimento, rimane a capo della controllata Vision. La riorganizzazione delle aree Programmi e Sky Media. E il profilo dell’uomo che portò Warner ai vertici del mercato

30 ottobre 2018

Nicola Maccanico

Sky Italia annuncia alcuni importanti cambiamenti organizzativi nelle aree Programming e Sky Media, Digital & Data. Nicola Maccanico con la nomina di Executive Vice President per l’area Programming assumerà la responsabilità della Direzione, mantenendo ad interim il suo attuale ruolo di CEO della società di distribuzione cinematografica Vision Distribution. All’interno della Direzione Programming, Antonella d’Errico è nominata Vice President Sky Branded Channels a diretto riporto di Maccanico. Maccanico guiderà l’area Programming contando anche sull’esperienza e la professionalità di Margherita Amedei (Sky Cinema), Luisa Borella (Business Affairs & Acquisition), Antonella Dominici (Pay per View & On Demand), Nils Hartmann (Original Production) e Luca Revelli (Partner Channels & Digital), che sono stati fondamentali per i risultati di questi anni.

Antonella d’Errico

Maccanico si focalizzerà pienamente sui contenuti Cinema e Intrattenimento che rivestono un ruolo fondamentale per il business di Sky. Quindi Sky TG24, guidato da Sarah Varetto, diventerà un’area a diretto riporto dell’Amministratore Delegato.

Sky ha inoltre deciso di rafforzare la propria capacità di crescita nel mercato pubblicitario con alcuni cambiamenti organizzativi. La struttura Free To Air passerà dall’area Programming a quella di Sky Media, Digital & Data sotto la guida di Remo Tebaldi. A diretto riporto di Giovanni Ciarlariello, Tebaldi avrà l’obiettivo di potenziare le sinergie tra l’area pubblicità e quella dei canali free, potendo contare sulla sua lunga esperienza marketing e commerciale, oltre che su un’approfondita conoscenza dei contenuti.

L’area Sky Media, Digital & Data si rafforzerà con l’arrivo di Viviana Pellegrini, che assumerà ora la responsabilità della struttura Entertainment & Sport Brand Solutions, a diretto riporto di Giovanni, dopo aver ottenuto risultati eccellenti nello sviluppo di progetti innovativi e ad alto valore aggiunto rivolti agli investitori pubblicitari. Nel nuovo ruolo, il suo obiettivo sarà quello di far crescere ulteriormente quest’area di business massimizzando il valore di tutti i nostri contenuti.

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Fin qui il comunicato ufficiale, leggermente sintetizzato, di Sky Italia. Ma i nostri lettori si diranno: cosa ci interessa di questo “giro di nomine”? Chi sono costoro?

Beh, il mondo del cinema li conosce bene. Soprattutto, conosce bene Nicola Maccanico. Al cinema era arrivato quasi 15 anni fa proprio da Sky, dove aveva lavorato nel 2003 al lancio dell’azienda in Italia. Quando nel 2004 entrò in Warner Bros. Pictures come direttore marketing, nell’ambiente cinematografico il suo nome non era molto noto se non per l’illustre genitore: Antonio Maccanico, eminenza grigia della politica italiana (segretario generale della presidenza della Repubblica con Sandro Pertini e, per un breve periodo, con Francesco Cossiga; in seguito deputato e poi senatore e più volte ministro), un uomo al servizio delle istituzioni tra i più stimati – per le doti di grande equilibrio, stile e finezza giuridica, che utilizzava in celebri opere di mediazione – tra lo scorcio della Prima Repubblica e l’inizio della Seconda (definizione che non amava).

All’epoca, non era consueto veder arrivare in una grande azienda cinematografica un uomo proveniente dall’esterno del settore, per quanto il mondo televisivo fosse ovviamente molto vicino. Da qui il rischio di una sottovalutazione (correvano – nelle chiacchierate informali tra operatori di un settore pettegolo come pochi – ammiccamenti sulla “strana scelta” della major, con ipotesi fantasiose sui reali motivi della stessa). Maccanico, che oltre al ruolo specifico acquisì “sul campo” quello di uomo di stretta fiducia del presidente Paolo Ferrari, si guadagnò in fretta la stima dell’ambiente; dove, sia per la storica presenza della major nella produzione di cinema italiano che per il suo interesse alle dinamiche delle associazioni del settore, la sua naturale indole ai rapporti aiutò molto la filiale italiana di Warner non solo a ottenere risultati sempre migliori ma a guadagnare una centralità politica. Nel 2009 la successiva nomina a direttore generale (cosa abbastanza rara per un uomo di marketing: più facile che a venire promossi fossero uomini dell’area commerciale), in stretto affiancamento a Ferrari, segna il periodo di massima crescita dell’azienda – cui nel frattempo Sony Pictures affida i suoi titoli in distribuzione per il nostro paese – che diventa il distributore numero 1. Leadership confermata per anni, e che vedeva come detto uno dei suoi asset nel cinema italiano; per il quale cui si avvantaggiava di una naturale predisposizone – umana ed “editoriale” – alle relazioni con produttori, registi e attori.

Nel 2017 la nuova sfida, quando Sky decide di creare una nuova casa di distribuzione cinematografica in partnership con cinque produttori di primo piano (Cattleya, Indiana, Lucisano Media Group, Palomar e Wildside): nasce Vision Distribution, di cui Maccanico viene chiamato a ricoprire il ruolo di CEO, ovvero Chief Executive Office; in sostanza, l’amministratore delegato. Già solo l’annuncio scatenò grande curiosità, in chi sperava in una scossa a un mercato in difficoltà da anni bloccato su pochi grandi “marchi”; e magari una maggior concorrenza a Rai Cinema e Medusa, le altre due aziende legate a broadcaster televisivi ovvero Rai e Mediaset. Anche se il duopolio di cui molti si sono lamentati per anni è finito da un pezzo, e sono semmai le quattro major americane a dominare la scena, seppure ad annate alterne.

Ma c’erano anche timori: essendo Sky dello stesso gruppo di Fox (la News Corp di Rupert Murdoch), si poteva pensare a un accaparramento di gran parte del cinema italiano, o a una sua ancor più marcata dipendenza da scelte televisive, che rendono in genere “addomesticata” e standard la gran parte del prodotto (una conseguenza sono l’assemblaggio dei cast puntando su un numero ristretto di attori e attrici importanti, utilizzati fino a saturarne l’immagine e a stancare il pubblico di loro…); qualcuno si spingeva poi a ipotizzare, in un futuro non lontano, una fusione in Italia tra la nuova e fresca Vision e la gloriosa ma stanca Fox. Poi però, quando Vision aveva appena mosso i suoi primi passi, è successo quello che era difficile immaginare: la messa in vendita di Sky a livello internazionale da parte di Murdoch, a sua volta proprietario di Fox, ha cambiato completamente gli scenari. Inizialmente sembrava che, come la stessa 21th Century Fox, entrasse nell’orbita della Walt Disney che nel frattempo sta acquistando la storica azienda cinematografica. Ma l’altrettanto potente Comcast (che controlla un’altra major, Universal), dopo aver perso Fox ha battuto Disney per l’acquisizione di Sky. Che significa entrare pesantemente nel mercato delle pay tv europee.

 

Come un gatto in tangenziale

 

Discorsi forse un po’ noiosi per non addetti ai lavori, ma di capitale importanza per la tv e il cinema del futuro. Anche per il nostro “piccolo” mercato cinematografico interno, che dipende in gran parte dalle vendite televisive: un contratto di una casa di produzione o distribuzione con Sky può cambiare il conto economico del singolo film e il bilancio di un’azienda. Le preoccupazioni non mancavano, né su Sky né sulla controllata Vision che ha poco più di un anno di attività alle spalle: 16 finora i titoli distribuiti, tra cui il grande successo Come un gatto in tangenziale; e già un posto di primo piano tra i distributori. E quando una figura centrale come Andrea Scrosati, a settembre ha lasciato Sky  (ma non Vision, di cui rimane presidente) dove ricopriva il ruolo di Executive Vice President dell’area Programmi, i timori sono sembrati prendere corpo. Poi le voci, pochi giorni fa, sulla sua sostituzione con Maccanico, che potevano far pensare a un “sacrificio” di una Vision non più ritenuta strategica. Meglio per Sky, molto male per Vision; e per il cinema italiano, che ha bisogno di innovazione.

Infine, ieri, l’annuncio che sì, Nicola Maccanico è il nuovo Executive Vice President per l’area Programming, e che assumerà anche la responsabilità della Direzione di Sky. Ma, ad interim, manterrà il suo attuale ruolo di CEO di Vision Distribution. Una scelta di continuità, che rafforza la società e che sembra dissolvere i timori; sempre che l’interim non sia di breve durata e che eventuali, successive nomine siano – ma sarebbe davvero strano – non funzionali a una forte sinergia tra Vision con Sky. Sinergia che ha già dispiegato i suoi effetti in questo primo tratto di vita della casa cinematografica, ma che la nomina di Maccanico e la sua forte conoscenza (e passione) del mondo cinematografico rafforza decisamente, facendo presagire nuove e interessanti possibilità. Magari non tutte apprezzate in prima battuta: come l’uscita in pay tv anticipata a 4 mesi dei titoli italiani coprodotti, a partire proprio da Come un gatto in tangenziale; con ottimi risultati in termini di ascolto, e senza danni per un prodotto ormai sfruttato nei cinema. Ma i proprietari e gestori di sale cinematografiche, che se ne lamentarono, di fronte all’aggressività di Netflix dovrebbero saper distinguere tra le differenti strategie in termini di “finestre”.

Antonio Autieri

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