Questo sito utilizza cookies, chiudendo questo messaggio dai il tuo consenso al trattamento dei dati.

Chiudi

Virzì chiude la Festa di Roma

Con Notti magiche, evento speciale del festival, il regista livornese omaggia e fustiga il mondo del cinema italiano com’era nel 1990

27 ottobre 2018

Stasera si chiude bene, alla Festa del Cinema di Roma. Presentato come Evento speciale del festival,  Notti magiche di Paolo Virzì non è magari tra i migliori film del regista toscano ma sicuramente descrive bene e restituisce un mondo. Quello del cinema italiano tra fine anni 80 e inizio anni 90, proprio quando Paolo Virzì iniziava a muovere i suoi primi passi come sceneggiatore e aspirante regista. Non è un film autobiografico, piuttosto è probabile che avrà rubato parecchio ad altri colleghi che magari si sono persi per strada, raccontando le vicende di tre giovani sceneggiatori finalisti al prestigioso premio Solinas. Notti magiche rimanda a quella celebre canzone di Edoardo Bennato e Gianna Nannini che fu l’inno dei Mondiali di calcio di Italia 90 (si intitolava in realtà Un’estate italiana, ma quel ritornello si mangiò il titolo) e che accompagnò le sorti della nazione italiana lanciata – sembrava – verso la vittoria o quanto meno la finale.
E invece, il film parte proprio dalla celebre, tutt’altro che notte magica (anzi, sportivamente tragica) di Italia-Argentina e dei rigori sbagliati da Roberto Donadoni e Aldo Serena e della vittoria  della squadra di Diego Maradona: in quel momento, proprio mentre tutti sono incollati davanti ai televisori, un’auto piomba nel Tevere. Dentro, il cadavere di un celebre produttore; nella sua tasca, una fotografia con la giovane fidanzata e tre ragazzi, che vengono fermati e interrogati dalla polizia. I tre aspiranti sceneggiatori, il siciliano colto Antonino, il toscano di ambiente operaio Luciano e la romana, ricca e angosciata, Eugenia (interpretati dagli esordienti, o quasi, Mauro Lamantia, Giovanni Toscano e Irene Vetere): molto diversi tra loro, appunto, per carattere, provenienza sociale e condizione economica, dovranno raccontare al Capitano di polizia P(un ottimo Paolo Sassanelli) l’ultimo mese in quella Roma di un’estate che sicuramente non avrebbero dimenticato. Tutti e tre pieni di sogni, tradotti in modo differente – ribaldo, idealista, insicuro – e tutti con il prevedibile rischio di venire traditi da un mondo marcio, eppure ancora glorioso: quello del cinema italiano, che se in quel momento storico non è più – come si dicono a cena i vecchi cinematografari (e molti sono riconoscibilissimi) – “quello di una volta”, è ancora in grado di vedere sul set Federico Fellini (ma c’è uno strano errore, o se vogliamo una licenza poetica: nel luglio 1990 il suo La voce della luna era già uscito da alcuni mesi e poi passato al Festival di Cannes) e lavorare altri grandi registi e sceneggiatori. Un mondo stanco ma ancora vitale, gonfio di giusto orgoglio per quanto aveva saputo fare nei decenni passati ma pieno di contraddizioni (se ne sentono e vedono di tutti i colori), che Virzì omaggia e fustiga, con il suo umore più portato all’affresco sagace e beffardo che all’indignazione. O se vogliamo, con quella nota di pietà che il “maestro” impersonato – come sempre al meglio – da Roberto Herlitzka cerca di inculcare nei suoi allievi. Forse non entusiasmerà chi non ama quando il cinema parla di se stesso, ma Notti magiche – pur con i suoi difetti – troverà sicuramente i suoi estimatori. Ma ci torneremo sopra, anche con un giudizio più meditato, in vista dell’uscita in sala il prossimo 8 novembre.

Antonio Autieri

cool good eh love2 cute confused notgood numb disgusting fail