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Roma, anteprima Green Book

Viggo Mortensen e Mahershala Ali nel film di Peter Farrelly, tra quelli più amati alla Festa del Cinema appena conclusa

26 ottobre 2018

Di Green non c’è solo la copertina della guida di viaggio per alberghi destinati solo a neri. Di Green, di verde, dell’amicizia che crea relazione, vita e buon umore Green Book regala tanti momenti. A dirigere questo film, ambientato nell’America anni ’60, c’è Peter Farrelly, il regista che aveva girato con suo fratello Bobby, commedie irriverenti e insolite come Scemo & più scemo, Tutti pazzi per Mary, Amore a prima svista. Questa volta, da solo, senza suo fratello, Peter confeziona un bel film classico per tutti.

Tony Vallelonga (Viggo Mortensen ingrassato di 13 chili per la parte) si fa chiamare da tutti Tony Lip perché la sua bocca pronuncia “stupidaggini” pur di arrivare all’obbiettivo che si è prefissato. Lavora come buttafuori al Copacabana newyorkese, il locale chic frequentato da belle donne e abbienti americani. Ma è molto di più. Ha talento per piccoli furti che gli restituiscono stima e soldi, ha forza e violenza opportuna quando il locale deve essere protetto da ricchi litigiosi, e ha un profondo senso della famiglia. E un giorno, rimasto senza lavoro, accetta di essere l’autista di un musicista nero, Don Shirley (Mahershala Ali) nella sua lunga tournée di tre mesi. Che lo tiene lontano dai suoi fino al giorno di Natale. Siamo nell’America ancora in piena discriminazione razziale, ci vorranno quattro anni prima del Civil Rights Act, delle successive dimostrazioni politiche e delle marce pacifiche: i neri non sono bene accetti, hanno negozi, locali e bagni riservati solo per loro. Tony assiste, osserva, non capisce. Si impone, è rude e ruvido. Non ha l’eleganza di Don, non conosce il bon ton, ma sorride, ride, e sa stare, a suo modo, nel mondo.

Questo road movie dell’anima, che misura battute e silenzi, stile e dolore, è un film perfetto, senza retorica e barocchismo. Pecca (poche volte) di troppa semplicità e di poca suspence, ma è giusto, mai eccessivo, nella costruzione della storia portata avanti da due personaggi opposti e complementari. Ha il dono, sempre attuale, anche se girato negli anni 60, di ricordare che la differenza di classe sociale, educazione e stile di vita non è una distanza insopportabile. Non è una fiaba sociale, ma Green Book è il film giusto da non perdere per tutte le età perché restituisce realtà all’amicizia e all’amore, senza dover ricorrere al facile sogno dei buoni sentimenti.

Emanuela Genovese

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