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L’apparizione

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Il film evita toni alla Dan Brown per privilegiare una narrazione asciutta e aderente anche alla realtà delle procedure canoniche

A un giornalista agnostico viene chiesto di occuparsi del caso di una ragazza che sostiene di aver avuto visioni della Madonna

Jacques Mayano è un corrispondente di guerra, appena rientrato dal Medio Oriente dopo un attentato che ha ucciso un suo stretto amico e collaboratore, e che a lui ha lasciato traumi fisici e psichici. Mentre ancora si interroga sulla sua vita e il suo futuro, riceve un invito da un cardinale francese per incontrarlo in Vaticano. Lì gli viene chiesto di partecipare a una commissione d’inchiesta della Chiesa Cattolica: una ragazza, novizia in un convento di un paesino del Sud della Francia, sostiene che le appare la Vergine Maria. Intorno alle sue dichiarazioni, cui crede anche il parroco del luogo, si è creato un grande movimento di pellegrini e una serie di interessate attività commerciali. Dopo aver constatato quanto la Chiesa vada coi piedi di piombo su questa materia (le apparizioni approvate in quasi mille anni sono in realtà pochissime), Mayano accetta l’incarico e insieme a psicologi e altri sacerdoti si reca sul posto, dove la commissione inizia a scontrarsi con l’aperta ostilità del parroco e dell’entourage che si è creato intorno ad Anna, la giovane delle “visioni”. Ciò nonostante tra il giornalista e la ragazza si crea un legame di fiducia reciproca, che il regista evidenzia confrontando la solitudine dei personaggi: Mayano, messo a dura prova dalla guerra, si sente sempre più estraneo a certe dinamiche del mondo occidentale; Anna è orfana e cresciuta in famiglie affidatarie, e i suoi amici sono tutti ragazzi passati attraverso simili esperienze. Lo stesso remissivo atteggiamento di Anna, che sembra accettare con distacco il ruolo di forzata protagonista di eventi e trasmissioni televisive, fa pensare al giornalista che la ragazza nasconda un segreto.
Ben raccontato, grazie alla sobria interpretazione di Vincent Lindon e alla semplicità di Galatea Bellugi (vista in Il ragazzo invisibile – Seconda generazione) nel ruolo di Anna, il film ha alcuni oggettivi pregi, primo fra tutti di evitare toni alla Dan Brown per privilegiare una narrazione asciutta e aderente anche alla realtà delle procedure canoniche, tutt’altro che inclini al sensazionalismo o all’accondiscendenza. Ben riuscita anche la caratterizzazione di Anna, che manifesta una sincerità non priva di una complessità che interroga lo spettatore fin dai primi momenti, come pure la descrizione di alcuni personaggi ambigui che cercano di sfruttare la situazione. Evidentemente non per scopo di lucro, ma con la ferma determinazione di chi vuole essere a tutti costi al centro di un fenomeno metafisico, un desiderio di protagonismo in linea con la società dell’immagine in cui viviamo, e cui non è immune nemmeno l’ambito religioso.
Più debole e frettolosa (nonostante il film duri più i due ore) appare la conclusione, che sembra voler accontentare un po’ tutti e glorificare comunque la scelta di Anna di compiere un sacrificio i cui motivi appaiono deboli, ma che serve a enfatizzare un finale che evidentemente sarebbe stato troppo povero. Ciò nonostante L’apparizione è un film che, per tematica e serietà, merita una visione attenta e spinge all’approfondimento di quel che racconta.

Beppe Musicco

EXTRA

«Da molto tempo provavo il desiderio di capire che rapporto ho oggi con la religione e la fede. Penso che sia un quesito che percorre numerosi miei film, a cominciare da À l’origine che trattava del tema delle promesse e delle menzogne, di un’autostrada che non portava da nessuna parte e alla quale tutti volevano credere. Sentivo il bisogno di riposizionarmi nella parte più personale di queste tematiche e un giorno ho letto su un giornale un articolo sulle misteriose «indagini canoniche». Sapevo che in alcune circostanze la Chiesa riunisce delle commissioni d’inchiesta su fatti che si presuppongono sovrannaturali, come le guarigioni miracolose o le apparizioni. Queste commissioni di inchiesta canoniche non sono necessariamente costituite da religiosi. Possono farne parte dei medici o degli storici ai quali un vescovo chiede di raccogliere testimonianze e di indagare su fatti
precisi allo scopo di riuscire a stabilire se si tratti di un’impostura… o meno.
La prospettiva di un’approfondita indagine documentaria su una presunta prova dell’esistenza di Dio corrispondeva al mio stato d’animo in quel periodo della mia vita, al dubbio esistenziale che era diventato il mio. Questo dubbio si è trasformato in una forza di vita e di cinema. Ho sentito l’esigenza di indagare, e volevo farlo senza dogmatismi o pregiudizi, dal punto di vista di un uomo normale, non di un filosofo o di un teologo, che peraltro non sono, ma di un cineasta animato dal desiderio di esplorare una verità umana. È così che mi è venuta l’idea del personaggio del giornalista che parte per investigare su un fatto di per sé incredibile: un’apparizione della Vergine Maria, ai giorni nostri, in Francia. Non è né un bigotto, né un ateo cinico, è solo un uomo libero che vorrebbe districare il vero dal falso».

Xavier Giannoli è nato nel 1972 a Neuilly-sur-Seine in Francia. Dopo alcuni corti molto premiati (tra questi, L’interview vinse la Palma d’oro e il César come miglior come miglior cortometraggio a Cannes nel 1998), dirige il suo primo lungometraggio nel 2003 con Corpi impazienti 2003, film che fa ottenere la candidatura ai premi César per i migliori esordienti ai due giovani interpreti Laura Smet e Nicolas Duvauchelle, cui segue nel 2005 Une aventure e nel 2006 Quand j’étais chanteur, che va in concorso a Cannes e ottiene 6 candidature ai César 2007 (tra cui miglior film e migliore sceneggiatura originale). Nel 2009 esce À l’origine, che lo riporta in concorso a Cannes e gli fa ottenere ben 10 candidature ai César 2010 (tra cui miglior regia, miglior film e migliore sceneggiatura originale). Partecipa invece, sempre in concorso, a Venezia con il successivo Superstar (2012) e poi anche con Marguerite (2015), film che vince 4 premi César 4
Premi (migliore attrice per Catherine Frot, miglior sonoro, migliori costumi e migliori scenografie). L’apparizione è il suo settimo film.

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POSITIVI

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