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A Star is Born

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Lady Gaga è brava a cantare e incredibilmente brava anche a recitare

Lui è una rockstar che per caso incontra lei, cameriera in un bar: la sente cantare, si innamorano e lui la lancia come stella. Ma all’ascesa di lei corrisponde il declino di lui

Una storia semplice, efficace e già vista: Jackson Maine è un chitarrista e rockstar all’apice del successo; il fratello gli fa da agente, ma è solo e alcolizzato. Una sera, tornando da un concerto, si ferma a bere in un locale queer e lì per caso assiste alla performance di una cameriera. Ne rimane colpito, la conosce, i due passano la notte assieme e nei giorni dopo la porta con sé in tournée e la fa cantare. È un trionfo. I due si innamorano e si sposano, lei diventa un’icona pop. Ma i problemi di Jackson con l’alcool si aggravano…
Esordio alla regia dell’attore Bradley Cooper (Il lato positivo, American Hustle) con un storia, ricca di musica e molto classica per Hollywood, già portata al cinema quattro volte: dalla prima del 1932 a quella del 1953 con Judy Garland e la regia di George Cukor (che è un vero capolavoro) fino alla più brutta del 1976 con Barbara Streisand. È la quintessenza del melodramma hollywoodiano, dove melodramma è inteso in senso letterale; cioè dove la musica dovrebbe diventare cassa di risonanza del dramma e dell’emotività drammatica. Questo succedeva nella versione con la Garland: in questa più recente versione non sempre succede, le canzoni originali (molte) sono spesso ripetitive e molto uguali tra di loro e molto adagiate su sonorità pop; invece di elevare il dramma a sentimento puro (come nella tradizione operistica, o nel miglior musical), rischiano piuttosto di appiattirlo. Spesso il sentimento è piatto e superficiale e più che un melò sembra di trovarsi davanti a una frase da bacio perugina.
Altrettanto spesso invece, ma non sempre, alcuni passaggi (è inutile essere spocchiosi e negarlo) pur sotto una certa patina funzionano: in alcuni momenti, insomma, l’emozione c’è, come nel primo concerto assieme o nel semi-finale con Cooper. Il merito va di sicuro innanzitutto alla storia, che se è un classico un motivo c’è: funzionava negli anni 30 e continua a funzionare anche oggi. Un’altra nota di merito va alla regia: Bradley Cooper esordiente sceglie un linguaggio (forse un po’ facile) da cinema indie americano, con molta macchina a mano costantemente attaccata agli attori, che però nelle scene sul palco funziona molto. Accanto a molte scelte più convenzionali nella gran parte della pellicola, c’è anche qualche idea di messa in scena più forte (e quindi efficace) come nel già citato semi-finale.
Infine, uno dei veri motivi per cui alla fine vale la pena la visione del film: gli attori, lui e lei in perfetta alchimia. Lui è lo stesso Cooper, molto bravo a recitare, ma anche a cantare; lei è Lady Gaga, brava a cantare e incredibilmente brava anche a recitare, e verso la quale il Cooper regista ha l’intelligenza di fare spazio per “lasciare brillare la stella”. Forse per chi era diffidente è una sorpresa: forse, anche per il cinema, è veramente “nata una stella”.

Riccardo Copreni

EXTRA

Quella diretta dall’esordiente Bradley Cooper è la quarta versione di È nata una stella. La prima, diretta nel 1937 da William A. Wellman e interpretata da Janet Gaynor e Fredric March, riprendeva in parte un altro film, A che prezzo Hollywood? diretto da George Cukor nel 1932 . Lo stesso Cukor dirige il primo vero remake, che è anche la versione più celebre: È nata una stella del 1954, con Judy Garland e James Mason. Nel 1976 si vira verso il rock con la versione diretta da Frank Pierson, interpretata da una coppia di star del cinema e della musica: Barbra Streisand e Kris Kristofferson. Ora la nuova versione, che lancia Lady Gaga come protagonista cinematografica.

Bradley Cooper in American Hustle

Nato a Filadelfia nel 1975, Bradley Cooper sfonda nel genere commedia, in particolare con la trilogia Una notte da leoni. Per poi lanciarsi nel cinema “alto”, diventando uno degli attori più amati del momento, ottenendo finora tre candidature al premio Oscar (e due ai Golden Globe) per Il lato positivo (2013), American Hustle (2014) e American Sniper (2015); per il film di Clint Eastwood, di cui era tra i produttori, ha ottenuto anche una candidatura per il miglior film. Ora il suo debutto alla regia, con A Star is Born.

Stefani Joanne Angelina Germanotta, in arte Lady Gaga, è nata a New York nel 1986. Il suo primo album, The Fame, è del 2008. Da allora ha venduto quasi 30 milioni di album e circa 160 milioni di singoli.
Tra i numerosi premi, 6 Grammy Award.
Come attrice, conta la partecipazione a numerose serie tv, mentre al cinema – a parte alcuni cameo – sono da citare i piccoli ruoli in due film diretti da Robert Rodriguez, Machete Kills e Sin City. A Star is Born è il suo primo ruolo da protagonista. Le porterà premi?

Lady Gaga in Machete Kills

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