Questo sito utilizza cookies, chiudendo questo messaggio dai il tuo consenso al trattamento dei dati.

Chiudi

Una storia senza nome

237 views

La regia è elegante ma più per singoli frammenti che nel tenere bene il “timone” tra un blocco narrativo e l’altro

Una segretaria con talento letterario aiuta uno sceneggiatore in crisi di idee. Finché le arriva una storia da uno strano personaggio

Alessandro Pes, sceneggiatore famoso, affascinante e cialtrone, non scrive più una riga da anni ma si fa scrivere – di nascosto, a pagamento – i celebrati script da Valeria, la segretaria della casa di produzione per cui lui “lavora” e che gli fa da ghost writer. Ma a lei va bene così: per carattere, non ha alcuna intenzione di far venire alla luce il suo talento (sfruttato). Quando Pes è metto sotto pressione dalla casa cinematografica, che ha fretta di mettere in piedi un film di successo, a Valeria arriva un copione quasi completo Da un anziano sconosciuto. L’uomo, con fare misterioso, sembra sapere molte cose e racconta alla donna la storia di un omicidio di un critico d’arte, collegata alla sparizione di un’opera di Caravaggio (“La natività”) rubata a Palermo dalla mafia 50 anni fa. E mai più ritrovata, mentre le voci sul destino dell’opera (è stato brutalmente distrutto? Viene conservato gelosamente da qualche padrino?) non sono mai cessate. Un bello spunto per la storia, che manca solo del finale. Ma quando la sceneggiatura dovrebbe diventare un film – intitolato Una storia senza nome – diretto da un grande regista straniero, i mafiosi iniziano ad agitarsi…

Lo spunto del furto del dipinto è tristemente vero, il resto è frutto della fantasia di Roberto Andò, che all’inizio sembra ritrovare in parte la verve e l’inventiva del suo Viva la libertà. Ma se la sua regia ha una certa eleganza e gli attori, pur lasciati un po’ a briglia sciolta, si impegnano, purtroppo è sempre la sceneggiatura il punto debole dei suoi film. Passato fuori concorso alla Mostra di Venezia 2018, Una storia senza nome – che sfida lo scarso interesse riscosso in genere in Italia dai film sul cinema – è un giallo con abbondanti toni da commedia (seppur con omicidi e pestaggi), in cui Valeria si troverà a correre dei rischi ma anche a provare il brivido del pericolo.
La logica dovrebbe essere un punto forte di un giallo ma qui, ahinoi, la storia fa acqua in più punti; la regia è appunto elegante ma più per singoli frammenti che nel tenere bene il “timone” tra un blocco narrativo e l’altro (alcuni episodi e personaggi sono “gonfiati” malamente e risultano poco credibili, come la timida Valeria che si trasforma in scatenata seduttrice per ingannare un informatico che collabora con la mafia, oppure l’ambiguo uomo sempre al soldo dei criminali che alla fine si innamora di lei). Gli attori si difendono bene e a tratti strappano qualche sorriso: Alessandro Gassmann nel ruolo che gli si chiede quasi sempre (ma anche con incongrua citazione di un capolavoro interpretato dal padre Vittorio), Micaela Ramazzotti un po’ timorosa un po’ no, Renato Carpentieri uomo che tira i fili dietro le quinte, e tanti caratteristi tra cui l’ottimo Gaetano Bruno nei panni di un nobile nelle mani della mafia; mentre il regista inglese, che sembra James Ivory, interpretato dal “collega” Jerzy Skolimowski è un personaggio quasi macchiettistico come tutto l’ambiente del cinema.

Ma sono l’accumulo di storie e personaggi e soprattutto i dialoghi, non sono sempre rifinitissimi, quello che zoppica nel film di Andò. Il finale in particolare – che arriva fino ai palazzi della politica e del Potere, con l’inserimento di un altro tema forte ma mal gestito – è frenetico e un po’ tirato via. Con i nodi che si sciolgono fin troppo facilmente, dopo la promettente complessità e i misteri della prima parte, per finire tutto in gloria. Con tanto di Leone d’oro di Venezia che il film nel film dovrebbe portare a casa. Troppa grazia…

Antonio Autieri

EXTRA

Roberto Andò ha spaziato nella siua cariera dal teatro, al cinema alla letteratura. Nel 1995 ha presentato alla Mostra del cinema di Venezia, il suo primo lungometraggio Diario senza date: ambientato a Palermo, il film, che era nato come reportage per RaiTre, mescola saggio, documentario e finzione. Accanto al protagonista Bruno Ganz e agli attori Lorenza Indovina, Moni Ovadia, Franco Scaldati, compaiono nel film gli scrittori Leonardo Sciascia, Vincenzo Consolo, Michele Perriera e Gianni Riotta, e i magistrati Roberto Scarpinato, Erminio Amelio, Ignazio De Francisci. Ma il vero esordio nel cinema di Andò è Il manoscritto del Principe, prodotto da Giuseppe Tornatore e interpretato da Michel Bouquet, Jeanne Moreau, Paolo Briguglia, Giorgio Lupano, Leopoldo Trieste. Uscito in sala nel 1999, il film è incentrato sugli ultimi quattro anni di vita di Giuseppe Tomasi di Lampedusa – gli anni in cui scriverà Il Gattopardo – e sul rapporto tormentato con il suo allievo Francesco Orlando. Il film vince il Nastro d’Argento come migliore produzione, il premio Fellini e il premio Sergio Leone per la regia, e la nomination come miglior regista ai David di Donatello.
La sua attività cinematografica si alterna intanto alle molte regie d’opera e teatrali, tra le quali si distinguono quelle realizzate in sodalizio con Moni Ovadia, e quelle dedicate all’opera di Harold Pinter. Torna dietro la macchina da presa con Sotto falso nome, un noir ancora sul tema della scrittura e della creazione, interpretato da Daniel Auteuil, Anna Mouglalis, Greta Scacchi. Il film viene presentato nel 2004 come film di chiusura a Cannes alla Semaine de la Critique. Nel 2006, al Festival internazionale del film di Roma, presenta Viaggio segreto, tratto dal romanzo Ricostruzioni di Josephine Hart, interpretato da Alessio Boni, Valeria Solarino, Claudia Gerini, Marco Baliani, Emir Kusturica. Nel 2012 pubblica Il trono vuoto, con cui vince il Premio Campiello opera prima, e da cui nell’anno successivo trae il film Viva la libertà con Toni Servillo (in un doppio ruolo) e Valerio Mastandrea. Sempre con Toni Servillo come protagonista è Le confessioni (2016).

«Avevo voglia di ritornare a un tono leggero, ritrovando temi che mi accompagnano da sempre: il fascino dell’impostura, la possibilità che l’immaginazione abbia effetti concreti sulla vita reale, i sentimenti nascosti che aspettano il momento propizio per uscire allo scoperto. Ma, in linea col titolo scelto per il film, non saprei mettere una etichetta a quel che ne è venuto fuori».

I COMMENTI SCELTI DALLA REDAZIONE

POSITIVI

Nick Name 1 : I am text block. Click edit button to change this text. Lorem ipsum dolor sit amet, consectetur adipiscing elit. Ut elit tellus, luctus nec ullamcorper mattis, pulvinar dapibus leo.

Nick Name 2 : I am text block. Click edit button to change this text. Lorem ipsum dolor sit amet, consectetur adipiscing elit. Ut elit tellus, luctus nec ullamcorper mattis, pulvinar dapibus leo.

Nick Name 3 : I am text block. Click edit button to change this text. Lorem ipsum dolor sit amet, consectetur adipiscing elit. Ut elit tellus, luctus nec ullamcorper mattis, pulvinar dapibus leo.

NEGATIVI

Nick Name 1 : I am text block. Click edit button to change this text. Lorem ipsum dolor sit amet, consectetur adipiscing elit. Ut elit tellus, luctus nec ullamcorper mattis, pulvinar dapibus leo.

Nick Name 2 : I am text block. Click edit button to change this text. Lorem ipsum dolor sit amet, consectetur adipiscing elit. Ut elit tellus, luctus nec ullamcorper mattis, pulvinar dapibus leo.

Nick Name 3 : I am text block. Click edit button to change this text. Lorem ipsum dolor sit amet, consectetur adipiscing elit. Ut elit tellus, luctus nec ullamcorper mattis, pulvinar dapibus leo.

Caro lettore, se ti è piaciuto questo articolo ti chiediamo un contributo, anche piccolo, per continuare a fare il nostro lavoro sempre meglio e continuare a crescere.

La redazione di Viva il Cinema!

Cosa pensi del film?

avatar
  Subscribe  
Notificami
cool good eh love2 cute confused notgood numb disgusting fail