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Bogside Story

Questo piccolo documentario non mira a ricostruire nei dettagli le circostanze dell’evento, quanto a mostrare come quel giorno si sia indelebilmente scolpito nella memoria di una comunità

A Derry, Irlanda del Nord, nel 1972 l’esercito inglese apre il fuoco su una folla inerme. In quei luoghi l’arte conserva la memoria della tragedia.

La Bloody Sunday di Derry del 30 gennaio 1972 è conosciuta ai più per le parole della canzone che Bono e gli U2 le hanno dedicato nel 1983: 14 civili morirono sotto il fuoco dell’esercito britannico, una carneficina che segnò un punto di non ritorno nella guerra tra irlandesi (cattolici) e britannici, seguito da più di venti anni di scontri e morti da entrambe le parti.
Questo piccolo documentario non mira a ricostruire nei dettagli le circostanze dell’evento (anche se le registrazioni e le foto fatte dal reporter italiano Fulvio Grimaldi, presente sul luogo, sono testimonianze impressionanti), quanto a mostrare come quel giorno si sia indelebilmente scolpito nella memoria di una comunità, quella del quartiere di Bogside.
Gli elementi essenziali del contesto politico e storico vengono riassunti brevemente in poche righe in testa ad ognuno dei capitoli in cui il documentario è diviso; ed è possibile che a chi sia meno addentro alle vicende irlandesi sfuggano alcuni passaggi. Non è comunque un’ambiziosa ricostruzione storica, o un sorprendente scoop giornalistico su un caso di cronaca, lo scopo del documentario, quanto la raccolta di esperienze personali intense e umanissime.
Buona parte del film, infatti, si focalizza, in realtà, sul lavoro di tre artisti locali, i Bogside Artist, autori di una dozzina di grandi murales eseguiti sulle pareti degli edifici del quartiere, opere che sono insieme un tributo e una meditazione sulla violenza di quei giorni, sulle sue conseguenze e sulla possibilità non solo di giustizia ma anche di perdono. Sia i tre artisti che l’anziano padre Daly (protagonista di un drammatico scatto di Grimaldi diventato il simbolo di quel tragico giorno) insistono ripetutamente su quest’ultimo aspetto e sulla funzione educativa che i murales (arte popolare e per sua natura soggetta all’erosione degli elementi e quindi bisognosa di cura costante) possono avere per l’intera comunità.
Anche Grimaldi, che rivisita i luoghi della tragedia per testimoniare la terza e forse finalmente decisiva inchiesta sugli eventi (inizialmente nascosti e manipolati dal governo britannico), finisce per uscire dal suo ruolo di testimone esterno, per diventare lui stesso parte di una storia di dolore e di ferite, ma anche di lealtà e amicizia capace di toccare anche chi non l’ha vissuta.

Laura Cotta Ramosino

EXTRA

«Il documentario si concentra sul fenomeno dei murales “che arricchiscono e impreziosiscono, facendone
acquisire importanza storica” la città di Derry nell’Irlanda del Nord. L’idea nasce proprio da un viaggio in
Irland, grazie al quale ho scoperto l’esistenza di questi murales. Tre artisti (William Kelly, Tom Kelly e Kevin Hasson), armati solo di barattoli di colore e pennelli, hanno utilizzato i grandi muri degli edifici del quartiere come fossero le loro tele. Le opere d’arte che sono nate, su quella che viene indicata come la “People’s Gallery”, rompono il silenzio e penetrano la coscienza storica sugli avvenimenti accaduti nel Bogside,
per assicurarne memoria oltre che una sorta di giustizia sociale. Narratore d’eccellenza della tragica giornata della Domenica di Sangue, Fulvio Grimaldi, che invece di raccontare attraverso i suoi scatti una pacifica marcia per i diritti civili nella Free Derry si è ritrovato scomodo testimone di un disastro sociale e politico.
Una delle sue foto è diventata proprio il murale con cui gli artisti non vogliono far dimenticare l’accaduto».

Per Bogside Story la produzione ha privilegiato il periodo a ridosso della giornata di commemorazione per le vittime del Bloody Sunday: la prima volta ci si è concentrati a raccogliere le testimonianze dei protagonisti dei murales e il racconto degli artisti, la seconda sul ricordo di Fulvio Grimaldi e l’incontro con i Bogside Artists, davanti al murale che ritrae il suo iconico scatto fotografico. In entrambe le occasioni si è avuto modo di documentare la marcia che ogni anno si svolge lungo tutto il Bogside per terminare davanti al monumento in memoria delle vittime.

Giornalista, scrittore, conduttore televisivo e documentarista italiano, Fulvio Grimaldi nasce a Firenze il 12 maggio 1934. Nell’arco dei suoi quarant’anni di carriera ha lavorato per la radio (BBC di Londra), per varie testate giornalistiche quali Paese Sera, Abc, Lotta continua e dal 1986 alla RAI, soprattutto come inviato di guerra, e infine a Liberazione. Ha poi lavorato all’autoproduzione di video-documentari su ambiente, crisi globali e guerre, occupandosi quindi di politica internazionale. È stato l’unico testimone italiano della strage di Derry del 1972, che documentò con le sue fotografie.

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La redazione di Viva il Cinema!

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