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Gli esercenti contro Venezia

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«ANEC e ANEM contestano le uscite simultanee dopo la vetrina della Mostra

Molto forti le contestazioni contro la Mostra di Venezia e il suo direttore Alberto Barbera da parte degli esercenti italiani. Che criticano fortemente le annunciate contemporanee di alcuni film veneziani rispetto all’uscita in sala, eliminando così per quei titoli ogni ipotesi di “finestra”, lo spazio appunto tra uscita al cinema e sfruttamenti successivi. In genere il primo passaggio non è mai (salvo rare eccezioni), per accordi tra le associazioni, sotto i 105 giorni dal passaggio in sala. Gli esercenti delle due sigle maggiori non citano nel loro comunicato alcun titolo, ma l’allusione esplicita sembra essere a Sulla mia pelle di Alessio Cremonini, sull’omicidio di Stefano Cucchi, di cui è stata annunciata l’uscita su Netflix e «nei migliori» cinema: «Le Associazioni di categoria dell’Esercizio Cinematografico Italiano – ANEC (Associazione Nazionale Esercenti Cinema) e ANEM (Associazione Nazionale Esercenti Multiplex) – contestano quanto comunicato dal Direttore della Mostra del Cinema di Venezia, e le iniziative successive che prevedono la contemporaneità dell’uscita di alcuni film sia in sala che su altri mezzi. Pur riconoscendo l’affermazione del Direttore che in Francia esiste una legge che vieta ciò, le modalità di distribuzione condivise finora tra le categorie hanno permesso lo sviluppo complessivo dell’intera filiera; al contrario, novità introdotte unilateralmente sembrano orientate a perseguire esclusivamente gli interessi di breve periodo solo di una parte, a danno degli altri attori. Si tratta di un tema molto delicato che andrebbe affrontato d’intesa con tutti gli operatori della filiera cinematografica, specie in un periodo in cui l’esercizio – che rimane il principale canale di sfruttamento e di valorizzazione di un’opera cinematografica – è in una fase di grave crisi, per via di problemi strutturali del mercato (stagionalità e fiscalità in primis) che meritano un approfondimento e un’analisi che si stanno sviluppando presso i competenti contesti istituzionali. La Legge Cinema ha fornito i primi strumenti: l’Esercizio è a disposizione per lavorare a soluzioni utili al mercato, ma senza penalizzare questa fondamentale catena del valore. Pertanto, le Associazioni dell’esercizio cinematografico si opporranno con ogni mezzo a tale proposta, se le convergenze sulle finestre di sfruttamento verranno disattese senza l’avallo dei Cinema Italiani.
Alberto Barbera ha risposto seccamente a tali accuse. «Non vedo ragioni per cui escludere dalla competizione del festival un film di Cuaron o dei Coen solamente perché prodotto da Netflix. Francamente non ho capito perché il comunicato degli esercenti mi chiami in causa: non ho voce in capitolo su marketing e distribuzione di un film. Non posso entrare nel merito della distribuzione e dell’esercizio, mi sono limitato a segnalare l’esistenza di un problema che non è competenza di un festival, che non può suggerire rimedi o favorire soluzioni positive al problema stesso. Il compito di un festival è difendere, promuovere, segnalare l’esistenza di film meritevoli. Il problema della distribuzione non mi riguarda, non ho competenze e sarebbe da parte mia una attività indebita».
Anche Lucky Red, che distribuirà Sulla mia pelle in sala in contemporanea con Netflix, ha risposto agli esercenti attraverso le parole del suo titolare Andrea Occhipinti (che è anche presidente dei distributori): «Noi vogliamo dimostrare che c’è un pubblico che vuole vedere i film in sala. I due mezzi di fruizione sono diversi e compatibili. In più il vero nemico della sala non è lo streaming legale ma la pirateria: spesso i film sono scaricati il giorno stesso o il giorno prima dell’uscita in sala. Netflix è uno dei più importanti produttori al mondo, una realtà fondamentale per la produzione di film di autori come Alfonso Cuaron e i fratelli Coen».

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La redazione di Viva il Cinema!

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