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L’ora più buia

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Il regista Joe Wright ci mostra il corpulento statista come uomo deciso ma anche pieno di dubbi, forte e fragile, di origine aristocratica eppure capace di parlare al popolo. Soprattutto pieno di difetti

Trama: Mentre la minaccia di un’invasione del Regno Unito da parte delle forze di Hitler insorge e 300.000 soldati della Regina sono bloccati a Dunkirk, Winston Churchill si trova a combattere con le trame interne del proprio partito e con Re Giorgio VI che mostra grande scetticismo sulle abilità da Primo Ministro nel riuscire ad affrontare la sfida. La situazione è drammatica…

A pochi mesi da Dunkirk di Christopher Nolan, esce un altro film legato alla stessa pagina storica. Anche in L’ora più buia di Joe Wright si racconta la rotta dell’esercito britannico e l’eroismo dei civili che andarono a recuperare con le loro imbarcazioni i soldati sulle coste francesi. Ma dal punto di osservazione, in patria, del governo, del Parlamento inglese e del re Giorgio VI (già rappresentato in Il discorso del re), dilaniati da dubbi e sofferenze. E soprattutto del protagonista di quelle ore: Winston Churchill. Dopo meno di un anno di guerra, nel maggio 1940, Hitler sembrava aver già vinto. Il Terzo Reich avanzava nell’Europa occidentale e la Francia stava per soccombere. Mentre l’esercito britannico era vicino a essere sbaragliato sulle coste di Dunkerque. A Londra il governo Chamberlain è sotto accusa e si impone la scelta: chiedere la resa alla Germania nazista, anche prendendo atto dell’imminente capitolazione francese, e contrattare condizioni favorevoli; oppure combattere fino alla fine, mentre l’ipotesi di un’invasione del territorio britannico si faceva sempre più probabile. Non amato dal suo partito, quello conservatore, Churchill viene invocato come figura credibile dai laburisti per un governo unitario di emergenza. E così, proprio nei giorni che precedono la disfatta di Dunkerque (ma anche la pagina eroica del recupero dei soldati), Churchill viene chiamato a sostituire come primo ministro Chamberlain, fautore della disastrosa strategia degli accordi con la Germania. E a disinnescare le trame di chi, come il rampante e ambizioso ministro Lord Halifax, spingeva per arrivare a patti con i nazisti.
Davvero L’ora più buia quella raccontata da Joe Wright (da una sceneggiatura di Anthony McCarten), che aveva mostrato già la disfatta di Dunkerque in un famoso piano sequenza nel suo film Espiazione, non voleva realizzare un “santino” agiografico di Churchill. E infatti ci mostra il corpulento statista come uomo deciso ma anche pieno di dubbi, forte e fragile, di origine aristocratica eppure capace di parlare al popolo. Soprattutto pieno di difetti, dalla passione per l’alcool al carattere pignolo e iracondo (con una moglie che lo invitava a «diventare più gentile»), nonché inseguito dai dubbi di chi gli imputava precedenti sconfitte (come la disfatta di Gallipoli nella prima guerra mondiale). Ma anche come l’uomo giusto per la Gran Bretagna e per l’Europa, in quel decisivo frangente (impossibile non pensare alla situazione attuale, tra Brexit e perdita di autorevolezza dei governanti europei). Conservatore detestato dai compagni di partito e rispettato dai laburisti, guardato con sospetto da re Giorgio con cui poi strinse un forte legame, Churchill (interpretato da un irriconoscibile ma bravissimo Gary Oldman, vincitore del Golden Globe e lanciato verso il suo primo Oscar) si muove con astuzia e tenacia, sorretto da una capacità oratoria stupefacente e spinto da una forza di volontà incrollabile ad arrivare al suo obiettivo di portare tutti sulle sue posizioni; eppure roso dai dubbi sulle conseguenze di tali scelte per il popolo. In un film molto parlato, e molto ambientato nelle aule parlamentari o in stanze chiuse (quelle del Palazzo ma anche quelle del lavoro, con la giovane segretaria che sa conquistarsi la sua stima, e quelle private, dove c’è il fondamentale sostegno della moglie ai suoi turbamenti interiori), farà discutere una scena di pura fantasia, che potrà sembrare ai limiti del kitsch eppure umanamente molto intensa. Quella in cui l’uomo politico più importante del Regno Unito – allora un impero che comprendeva territori d’Oltre mare in mezzo mondo, tra cui l’India – si aggira tra la gente su un vagone della metropolitana chiedendo conforto a una decisione ormai presa. Scena inventata ma che dà l’idea di un leader capace di conquistare poco tempo dopo la fiducia del suo popolo con il celebre discorso in cui non edulcorò la realtà di una guerra ormai alle porte di casa. E in cui promise al mondo che governanti e cittadini, tutti insieme, avrebbero combattuto sempre e ovunque, e non si sarebbero arresi mai. L’inizio della riscossa, nell’ora più buia. Non solo per l’Inghilterra, ma per tutta l’Europa.

Antonio Autieri

EXTRA

Fin dal suo film d’esordio, Orgoglio e pregiudizio (2005) tratto da Jane Austen e niominato a quattro Oscar, Joe Wright si è imposto come uno dei nomi più interessanti del panorama cinematografico britannico. Un’impressione confermata dalla sua seconda opera Espiazione (2007), che di Oscar ne ha vinto uno per la migliore colonna sonora (andato all’italiano Dario Marianelli, abituale collaboratore del regista). Per entrambi i film Wright ha scelto come protagonista femminile Keira Knightely, sodalizio artistico che si ripete anche in Anna Karenina (2012), nuovo adattamento dell’opera di Tolstoj. Tra gli altri suoi film figurano Il solista (2009) con Robert Downey Jr, il thriller drammatico Hanna (2011) e Pan – Viaggio sull’isola che non c’è (2015), rivisitazione family della storia di Peter Pan.

Uno degli aspetti più interessanti del film è l’incredibile trasformazione di Gary Oldman nei panni di Wiston Churchill. «Sono sempre stato affascinato da Churchill e lo considero l’unico grande statista che abbiamo mai avuto» ha dichiarato l’attore britannico. «Ma non era di certo una figura che avevo mai preso in considerazione per un ruolo. Infatti, anni fa, si era presentata la possibilità e avevo rifiutato. Non era tanto la sfida psicologica o intellettuale a bloccarmi, quanto la componente fisica. Intendiamoci, basta guardarmi… Con il gruppo di lavoro che si stava creando per L’ora più buia, ho cominciato a cambiare parere. Ho apprezzato molto la sceneggiatura, anche perché non si tratta di un “biopic” nel senso classico, ma sceglie di concentrarsi su poche settimane cruciali della nostra storia, senza aver bisogno di salti temporali o ringiovanimenti improvvisi». Per prepararsi al ruolo Oldman ha lavorato moltissimo sulla voce , guardando materiale di repertorio e ascoltando i discorsi dello statista. Importante è stato inoltre il ruolo del make up, affidato al due volte candidato all’Oscar Kazuhiro Tsuji.

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